IVA: società di scommesse, CED, operazioni intracomunitarie ed imponibilità del servizio

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 3 ottobre 2014

l'espansione delle attività di raccolta delle scommesse da parte di gestori che operano in più Stati dell'Unione Europea sta evidenziando alcune problematiche inerenti l'applicazione dell'IVA: in particolare, l'attività del CED italiano a favore anche di società estere può usufruire dall'esenzione d'imposta?

In ambito Iva, può accadere che una società italiana presenti istanza di rimborso con riferimento ad una determinata annualità sulla base del presupposto indicato nell’art. 30, c. 3, lett. d, del DPR n.633/72, secondo cui “il contribuente può chiedere in tutto o in parte il rimborso dell’eccedenza detraibile, se di importo superiore a lire cinque milioni, … quando effettua prevalentemente operazioni non soggette all’imposta per effetto degli articoli da 7 a 7-septies”.

E’, ad esempio, il caso della società italiana che svolge attività di centro elaborazione dati (CED) per conto di un’altra società UE, ovvero di un soggetto comunitario: le fatture attive, da cui sorge il credito Iva, sono relative ad un contratto di Ricevitoria con la società UE e vengono emesse dalla società italiana come “non soggette all’imposta” ex art. 7 ter DPR 633/72 per difetto del requisito della territorialità e legittimano, quindi, la società a presentare istanza di rimborso iva ai sensi del citato art. 30, c. 3 lett. d.

Tuttavia nei casi del genere, ad un attento esame della documentazione contabile ed extracontabile, spesso emerge che l’attività svolta dalla società italiana rientra tra le operazioni esenti di cui all’art. 10, c. 1, n.6 del DPR 633/72 (raccolta di scommesse), per le quali non è ammessa in detrazione l’IVA sugli acquistiai sensi dell’art 19, comma 2 del medesimo Decreto.

 

L’art. 10 del DPR 633/72 prevede infatti che “sono esenti dall'imposta: ...

6) le operazioni relative all'esercizio del lotto, delle lotterie nazionali, dei giochi di abilità e dei concorsi pronostici riservati allo Stato e agli enti indicati nel decreto legislativo 14 aprile 1948, n. 496, ratificato con legge 22 aprile 1953, n. 342, e successive modificazioni, nonché quelle relative all'esercizio dei totalizzatori e delle scommesse di cui al regolamento approvato con decreto del Ministro per l'agricoltura e per le foreste 16 novembre 1955, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 273 del 26 novembre 1955, e alla legge 24 marzo 1942, n. 315, e successive modificazioni, ivi comprese le operazioni relative alla raccolta delle giocate”.

E, com’è noto, ai sensi dell’art. 19, c. 2, DPR 633/72, “Non è detraibile l'impostarelativa all'acquisto o all'importazione di beni e servizi afferenti operazioni esenti o comunque non soggette all'imposta...” .

In tali casi, dunque, nonostante sussista formalmente il presupposto per il rimborso dell’Iva a credito ex art. 30, co. 3 lett. d) del DPR 633/72 (operazioni non soggette all’imposta), non dovrà essere rimborsato alcunché alla società se, a seguito di un’indagine sostanziale dell’attività svolta, emergesse che le operazioni attive sono rappresentate da operazioni esenti – raccolta di scommesse ex art. 10 n.6 – a cui consegue l’indetraibilità completa dell’IVA assolta sugli acquisti e