Illegittimità dell’accertamento fiscale basato sul confronto tra prezzi di acquisto e di rivendita

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 11 ottobre 2014

la Corte di Cassazione, con una recente sentenza, é intervenuta in merito alla delicata questione dell'applicabilità dell'accertamento induttivo nei riguardi delle aziende commerciali, quando la contestazione è fondata solo sul differenziale fra prezzi di acquisto e di vendita applicati

In tema di accertamento induttivo, per presumere l’esistenza di ricavi superiori a quelli contabilizzati ed assoggettati ad imposta non bastano semplici indizi, ma occorrono circostanze gravi, precise e concordanti.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 20709 del 01 ottobre 2014, ha osservato che non è legittima la presunzione di ricavi, maggiori di quelli denunciati, basata sul raffronto tra prezzi di acquisto e di rivendita fondato su alcuni articoli, anziché su un inventario generale delle merci da porre a base dell’accertamento.

Non è, inoltre, legittimo il ricorso al sistema della media semplice, anziché quello della media ponderata, quando tra i vari tipi di merce esiste una notevole differenza di valore, ed i tipi più venduti presentano una percentuale di ricarico inferiore a quella risultante dal ricarico medio.

A seguito di processo verbale di constatazione, l’Ufficio notificava ad un soggetto esercente l’attività di farmacista rurale, un avviso di accertamento, con il quale veniva recuperato a tassazione, in via analitico-induttiva ai sensi degli artt. 39, comma primo, lett. d) del D.P.R. n. 600 del 1973 e 54 del D.P.R. n. 633 del 1972, il maggior valore del reddito e della produzione ed il più consistente volume di affari, conseguiti dal contribuente nell’anno di imposta 2002, ai fini IRPEF, IRAP ed IVA.

L’atto impositivo veniva impugnato dal contribuente dinanzi alla CTP di Avellino che accoglieva il ricorso.

L’appello proposto dall’Agenzia delle entrate veniva, peraltro, parzialmente accolto dalla CTR della Campania, con la quale il giudice di appello riteneva legittima, in mancanza di un inventario generale delle merci, la determinazione del ricarico applicabile alle vendite dei prodotti di banco con il criterio della media aritmetica semplice, anziché con quello de