Decreto competitività: addio al principio un'azione un voto

Con il D.L. 91/2014 (c.d. decreto competitività) il Governo ha inteso intervenire in maniera significativa in materia di società per azioni e su ciò che concerne gli strumenti partecipativi propri di questa forma societaria.
Assumono una veste definitiva le modifiche apportate, sia al codice civile che al TUF, in tema di diritto di voto nelle società per azioni.
In particolare, sono state introdotte nel nostro ordinamento tipologie di azioni che attribuiscono la facoltà di esprimere più di un diritto di voto: scompare definitivamente il principio cardine della democrazia finanziaria “un diritto un voto”.
Si abbandona, quindi, il principio one share, one vote e gli azionisti hanno la possibilità di esprimere più voti a condizione che le partecipazioni siano detenute per almeno due anni senza interruzione.

Premessa
La novità più rilevante apportata in sede di conversione del D.L. 91 è da identificarsi nella introduzione del “voto plurimo”. Attraverso una modifica del quarto comma dell’art. 2351 c.c. viene offerta a tutte le spa non quotate la possibilità di creare azioni a voto plurimo consentendo a ciascuno possessore di azioni di tale categoria di esprimere fino a tre voti.
Cade così il divieto del Codice Civile, rafforzando ulteriormente la libertà statutaria che già aveva rappresentato un cardine della riforma Vietti. L’obiettivo è quello di mettere sul tappeto un incentivo alla quotazione o, almeno, di rimuovere ostacoli alla collocazione in Borsa.
Nelle società chiuse il voto doppio o trino (a differenza di quanto avviene per le quotate) avrà valenza esclusivamente ai fini dei quorum deliberativi, in quanto i quorum costitutivi continueranno a essere legati al capitale sociale sottoscritto.
E’ quanto prevede la legge 11 agosto 2014 n. 116 che ha modificato il comma quarto dell’art. 2351 c.c., consentendo agli statuti societari la creazione di azioni con diritto di voto plurimo anche per particolari argomenti o subordinato al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative.

Coordinamento tra voto maggiorato e plurimo
Vi è differenza tra azioni a voto plurimo e maggiorazione del voto, in quanto le prime possono essere emesse solo dalle società non quotate, mentre le azioni “maggiorate” sono riservate alle società quotate.
Inoltre, mentre per le azioni a voto plurimo non sono richiesti particolari requisiti, nel caso di azioni “maggiorate” è richiesto un periodo di possesso minimo di 24 mesi.
Al fine di coordinare le suddette novità, in sede di conversione in legge del D.L. n. 91/2014 si è anche precisato che gli statuti delle Spa con azioni quotate non possono, in deroga a quanto stabilito dal nuovo art. 2351 c. 4 c.c., prevedere l’emissione di azioni a voto plurimo (essendo ammesso in tale contesto il solo voto “maggiorato”).
Tuttavia, le azioni a voto plurimo emesse anteriormente all’inizio delle negoziazioni in un mercato regolamentato mantengono le loro caratteristiche e diritti.
Inoltre, se lo statuto non dovesse disporre diversamente, al fine di mantenere inalterato il rapporto tra le varie categorie di azioni, le società che hanno emesso azioni a voto plurimo, ovvero risultanti dalla fusione o dalla scissione di tali società, possono procedere all’emissione di azioni a voto plurimo con le medesime caratteristiche e diritti di quelle già emesse limitatamente ai casi di:

aumento di capitale gratuito o mediante nuovi conferimenti senza esclusione o limitazione del diritto di opzione;

fusione o scissione: il progetto di fusione e di scissione di una società, il cui statuto dispone la maggiorazione del voto, può prevedere che il diritto di voto maggiorato competa anche alle …

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