Se la verifica dura troppo...

Con la sentenza n.7606 del 2 aprile 2014, la Corte di Cassazione è ritornata sulla questione delle verifiche extratime, ribadendo (per quanto riguarda l’applicazione dell’art. 12 c. 5 della L. 212/2000, ed in particolare gli effetti che l’eventuale difetto di proroga possa determinare sull’espletata attività di verifica), che detta disposizione si colloca nell’ambito della disciplina dei “Diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali”.
E di conseguenza, osserva la Corte, “la lettura testuale di tale disposizione non consente di individuare sanzioni a carico dell’amministrazione, qualora non risultino rispettate le modalità operative ivi descritte, ed il successivo comma 6 prevede uno specifico strumento a tutela del contribuente, per cui questi nel caso ritenga che i verificatori procedano con modalità non conformi alla legge, può rivolgersi anche al Garante del contribuente, secondo quanto previsto dall’articolo 13, senza che sia prevista alcuna ricaduta in termini di illegittimità o inutilizzabilità sull’attività verificatoria espletata”.
Pertanto, i giudici di Piazza Cavour confermano il principio, già precedentemente affermato, secondo cui “In tema di verifiche tributarie, il termine di permanenza degli operatori civili o militari dell’Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente è meramente ordinatorio, in quanto nessuna disposizione lo dichiara perentorio, o stabilisce la nullità degli atti compiuti dopo il suo decorso, né la nullità di tali atti può ricavarsi dalla ‘ratio’ delle disposizioni in materia, apparendo sproporzionata la sanzione del venir meno del potere accertativo fiscale a fronte del disagio arrecato al contribuente dalla più lunga permanenza degli agenti dell’Amministrazione” (C. Cass. sent. n. 17002/2012, id. C. Cass. n.26732/2013).
È, peraltro, consolidato il principio generale, conclude la Corte, “secondo cui i termini di conclusione del procedimento amministrativo devono, salva espressa previsione contraria, essere considerati come ordinatori e non perentori (cfr. Cons. St., sez. 6A, 29 dicembre 2010, n.9569, e 15 dicembre 2010, n. 8931, entrambe in C.d.S., 2010, fase. 12)”.

Brevi note
Di recente, con la sentenza n. 3762 del 15 febbraio 2013 (ud. 4 dicembre 2012) la Corte di Cassazione aveva affrontato la questione, affermando che l’art. 12, c. 5, della L. n. 212 del 2000, “nel fissare agli operatori civili o militari dell’amministrazione finanziaria il termine (prorogabile per ulteriori trenta giorni nei casi di particolare complessità dell’indagine individuati e motivati dal dirigente dell’ufficio) di trenta giorni lavorativi, regola unicamente la permanenza degli stessi presso la sede del contribuente quando dovuta a verifiche: il termine in questione, quindi, assume rilevanza solo a seguito della somma dei giorni lavorativi di effettiva permanenza presso la sede del contribuente. Il computo del termini, pertanto, diversamente da quanto ritenuto dai contribuenti (che si sono limitati a indicare la prima e l’ultima data del PVC), non può essere compiuto sulla base dei giorni trascorsi tra l’inizio e la fine delle operazioni di verifica, computando quindi anche quelli impiegati per verifiche eseguite al di fuori della sede del contribuente”. Nè, prosegue la sentenza, “ha fondamento la stessa censura con riferimento al D.M. 30 dicembre 1993, art. 8, comma 6, il quale non attribuisce alcun diritto al contribuente, nè tende a tutelare un qualche interesse del medesimo, avendo esso unicamente una finalità di autorganizzazione e di coordinamento della complessiva capacità operativa dell’amministrazione finanziaria da destinare all’azione accertatrice”.
 
Già prima, con la sentenza n. 14020 del 27 …

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