Il ricorso d’appello è inammissibile se i motivi sono generici

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 28 maggio 2014

se il ricorrente si limita a ricostruire i fatti di causa, senza però muovere all’avviso alcuna effettiva contestazione, il ricorso sarà inammissibile: in presenza solo di generica doglianza e senza elementi specifici di contestazione, mancando i motivi del ricorrere, l’atto introduttivo del giudizio è da considerarsi inammissibile

Il FATTO E LA DECISIONE DELLA CTR DELLA TOSCANA

Se il ricorrente si limita a ricostruire i fatti di causa, senza però muovere all’avviso alcuna effettiva contestazione, il ricorso sarà inammissibile.

A sancirlo è la CTR della Toscana con la sentenza n. 697/30/14 depositata il 31.03.2014, la quale afferma espressamente che in presenza solo di “generica doglianza” e senza “elementi specifici di contestazione”, mancando i motivi del ricorrere l’atto introduttivo del giudizio è da considerarsi inammissibile.

L’assenza infatti di motivi, effettivi, di impugnazione viola il chiaro disposto delle norme ed in particolare dell’art. 18 del Dlgs 546/92.

Come infatti riconosciuto in via pacifica dalla Corte Suprema “il ricorso introduttivo del contribuente deve contenere l'indicazione degli specifici motivi di fatto e di diritto sulla base dei quali si chiede l'annullamento del provvedimento impugnato. La mancanza, ovvero la genericità, dei motivi … non è suscettibile di essere sanata” (vedi anche Cass. sent. n. 20652 del 25 ottobre 2004).

Naturalmente (e logicamente) affinché una sentenza possa contenere i motivi in fatto e in diritto relativi allo specifico processo in discussione, secondo il principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato di cui all’art. 112 c.p.c., questi devono peraltro essere contenuti nel ricorso introduttivo, pena, ai sensi dell’art. 18 del Dlgs 546/92, la evidente inammissibilità dello stesso ricorso.



L’ORIENTAMENTO CONSOLIDATO DELLE COMISSIONI DI MERITO E LA RATIO DELLA CENSURA

La sent