La riqualificazione dell'operazione di cessione delle partecipazioni in cessione d'azienda

IL FATTO

La Commissione Tributaria Provinciale di Firenze, con la sentenza n. 325/5/14 del 07.03.2014 ha respinto il ricorso di un contribuente, che aveva impugnato un avviso di liquidazione emesso dall’ufficio finanziario, che, riqualificando ai sensi dell’art. 20 DPR 131/86 la vendita di quote sociali in cessione di ramo d’azienda, liquidava e recuperava l’imposta di registro (7%), catastale (2%) e ipotecaria (1%).

L’ufficio effettuava il recupero d’imposta basandosi su due atti: con il primo atto del 13.01.2012 era stata infatti costituita una società a responsabilità limitata, con due soci (rispettivamente al 95% e 5%), mentre con il secondo atto del 13.06.2012 le loro quote erano state interamente cedute ad altra società.

L’Amministrazione aveva dunque interpretato la vicenda nel suo complesso alla luce del citato art. 20 DPR 131/86, evidenziando l’unitarietà della causa reale sottesa agli stessi e concludendo quindi che i due negozi erano funzionalmente connessi, dato il contributo parziale che ognuno dei due aveva dato alla formazione progressiva di un’unica fattispecie avente un unico effetto giuridico finale, ovvero il trasferimento d’azienda.

Dalla riqualificazione dell’atto in cessione d’azienda era dunque conseguita la liquidazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura prevista per detta fattispecie.

La ricorrente contestava quindi l’operato dell’ufficio, ritenendo che l’art. 20 DPR 131/86 non gli consentisse in realtà di interpretare un atto facendo riferimento ad altri atti (ovvero utilizzando elementi extratestuali), né di spingersi fino a superare la qualificazione civilistica data dai contraenti all’operazione oggetto di contestazione.

L’ufficio, per parte sua, confermava la legittimità del proprio operato per avere correttamente applicato al’art. 20 DPR 131/86 ed aver correttamente individuato quella che era la reale causa sottesa ai due negozi in questione. L’ufficio aveva in pratica valutato il secondo atto di trasferimento delle quote come facente parte di un’unica fattispecie a formazione progressiva, che comprendeva anche il primo atto e che aveva come scopo unico e finale quello di vendere il ramo d’azienda; detta operazione, consistita nella creazione ad hoc di una società, nel conferimento in essa di un ramo d’azienda e nella successiva (e pressoché immediata) vendita delle quote sociali ad altra società aveva del resto consentito ai soggetti coinvolti di realizzare un’evidente risparmio di imposta, pari appunto alle imposte di registro ipotecaria e catastale che avrebbero dovuto essere pagate se le parti avessero concluso, anche formalmente, una vendita d’azienda (o di ramo d’azienda).

LA RIQUALIFICAZIONE DELLE OPERAZIONI AI SENSI DELL’ART. 20 DEL DPR 131/86

Accade spesso che, per diminuire l’imposizione fiscale complessiva, i soggetti interessati alla cessione di un immobile o, come nel caso di specie, di un’azienda o di un suo ramo, anziché effettuare la cessione diretta della stessa, pongano in essere diversi negozi, tra loro funzionalmente collegati, in modo da produrre comunque l’effetto finale della cessione.

Il conferimento di un’azienda in una società e la successiva cessione delle relative partecipazioni determina, infatti, gli stessi effetti di una compravendita, ma consente un (illecito) risparmio di imposta.

Per tali motivi l’Ufficio, laddove si verifichi una tale fattispecie, potrà legittimamente riprendere a tassazione le imposte dovute sul valore dell’azienda in sostanza ceduta agli altri proprietari ai sensi dell’art. 20 DPR 131/86.

L’art. 20 del DPR 131/86, rubricato “interpretazione degli atti”, dispone infatti espressamente che “L’imposta è applicata secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente“.

Detto articolo, la cui essenza è effettivamente antielusiva, realizza l’esigenza di pervenire al prelievo d’imposta in base al principio…

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