Scritture contabili di rettifica e assestamento di fine anno

Al termine del periodo amministrativo occorre tenere conto delle “scritture di assestamento e rettifica” per definire tutte quelle operazioni che consentono di definire il reddito d’esercizio nel pieno rispetto dei principi di competenza economica e di prudenza, in base ai quali per il principio di competenza economica:
– i componenti positivi e negativi di reddito sono imputati solo ed esclusivamente al periodo amministrativo cui afferiscono;
– i componenti positivi e negativi di reddito sono tra loro significativamente correlati, cioè i costi accolti in bilancio devono essere stati sostenuti solo ed esclusivamente per ottenere i correlati ricavi imputati all’esercizio.
L’adeguamento a tale principio impone al redattore di bilancio la corretta valutazione se un fatto aziendale trovi una corretta esposizione tra i conti dell’esercizio in chiusura ovvero se debba essere oggetto di una rettifica atta a differire o anticipare l’esposizione di alcuni accadimenti;
– per il principio della prudenza, si deve considerare una limitazione alle incertezze ed ai rischi tipici del divenire aziendale al fine di tutelare gli interessi dei terzi, e ciò non consentendo la rilevazione di componenti positivi di reddito meramente probabili e richiedendo, invece, la rilevazione dei componenti negativi di reddito certi o probabili.
Alla formazione del risultato economico dell’esercizio partecipano, dunque, tre categorie di accadimenti:
– le quantità economiche quali valori “certi ed incontrovertibili” derivanti direttamente da atti di scambio posti in essere con terze economie;
– i valori stimati di quantità economiche il cui formarsi è rinviato ad un tempo futuro e per tale ragione suscettibili di una successiva verifica;
– i valori congetturati di quantità economiche, risultato di un processo di scissione di valori, fondate su ipotesi finzioni il più possibile aderenti al reale, ma per le quali non è possibile una verifica successiva.
Per quanto riguarda, invece, le scritture di rettifica, queste possono essere suddivise in due categorie:
– le rettifiche di storno, che comportano la sottrazione di valori reddituali rilevati nell’esercizio in corso, ma non di competenza economica del medesimo;
– le rettifiche di integrazione, che implicano la rilevazione di valori reddituali non imputati in contabilità generale nel corso dell’esercizio, ma giudicati di competenza economica del medesimo.
 
Rimanenze di magazzino
Le rimanenze di magazzino sono l’espressione di operazioni e processi produttivi in corso di svolgimento al termine del periodo amministrativo, risultando di norma costituite da “costi imputabili a beni ancora in giacenza che si rinviano al futuro esercizio in quanto si possono recuperare tramite i ricavi di
futuri periodi”.
Il risultato di periodo dell’attività viene determinato, a fine esercizio, rispettando il principio di competenza economica e rilevando se vi siano beni acquistati e non ancora venduti, al fine di rinviarli al futuro esercizio. Tale operazione contabile permette la correlazione tra ricavi di vendita e costi di acquisto dei soli beni venduti.
Si possono individuare due fasi nel processo di definizione delle rimanenze finali:
– la rilevazione delle quantità in giacenza;
– la valorizzazione delle quantità in giacenza.
La rilevazione delle quantità in giacenza al termine del periodo amministrativo è la prima operazione da compiere per poter inventariare i beni ancora in magazzino. Tale rilevazione può essere effettuata tramite una vera e propria conta fisica dei beni in magazzino, ovvero mediante il ricorso ad un sistema di rilevazioni contabili di magazzino. Il sistema di rilevazione contabile dei dati di magazzino è certamente uno strumento utile ed efficiente soprattutto per poter disporre, …

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