Trasformazione societaria: attenti all'elusione fiscale

L’istanza di interpello oggetto della risoluzione 84/e del 27 novembre 2013, riguarda l’interpretazione dell’art. 37-bis d.p.r. 600/1973.
 
L’interpellante è una società semplice, prima società a responsabilità limitata, nata a seguito di un’operazione di trasformazione.
Il documento offre lo spunto ad una precisazione da parte dell’Agenzia delle entrate che sottolinea come l’accertata natura elusiva dell’operazione non determini “una diversa soggettività ai fini fiscali e civilistici, ma vi è soltanto la necessità di definire l’imposta elusa, approntando tutti i necessari accorgimenti per poterla determinare correttamente ed eventualmente verificare successivamente”.
L’accertamento dell’elusività della condotta fiscale del contribuente non implica, inoltre, l’invalidità degli atti posti in essere né sotto l’aspetto civilistico né nei confronti degli altri soggetti e della stessa Amministrazione finanziaria.
 
La risoluzione puntualizza il significato e le conseguenze del primo degli effetti che derivano dall’applicazione dell’at. 37-bis d.p.r. 600/1973, la norma che, come è noto, “consente all’Amministrazione finanziaria, in materia di imposte dirette, di disconoscere i vantaggi tributari conseguiti mediante atti, fatti e negozi, anche collegati tra loro, che siano privi di valide ragioni economiche, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti dall’ordinamento tributario, diretti ad ottenere riduzioni di imposte o rimborsi altrimenti indebiti, a condizione che siano state poste in essere una o più delle operazioni di cui al comma 3”.
In sostanza, la norma che permette “all’Amministrazione finanziaria di disporre la disapplicazione della norma regolatrice del fatto storicamente verificatosi e di applicare, invece, una norma la cui fattispecie non si è concretamente verificata”.
Per questo, il concetto di inopponibilità degli atti, fatti e negozi elusivi all’Amministrazione finanziaria, espresso nel comma 1, ha un effetto “limitato” nel senso che rende tali atti inefficaci limitatamente agli effetti fiscali che gli stessi conseguono o tendono a conseguire: in questo senso, “l’inopponibilità del negozio all’Amministrazione finanziaria riguarderebbe ogni profilo di indebito vantaggio tributario che il contribuente pretenda di far discendere dalla operazione elusiva (Cass. Civ., SS. UU., sent. n. 30055/2008)”.
 
L’inopponibilità ha, quindi, una valenza esclusivamente fiscale, per cui i comportamenti posti in essere dai contribuenti sono, in ogni caso, validi e rilevanti sul piano civilistico.
 
Inoltre, evidenzia il documento dell’Agenzia delle entrate,“il riferimento alla nozione di inopponibilità avviene in modo del tutto particolare, cioè senza rispettare l’ordinaria nozione di efficacia (effetto tipicamente connesso alla inopponibilità) poiché quest’ultima ha normalmente portata generale nei confronti del soggetto nei cui confronti si produce; mentre, in questo caso, detta inefficacia è soltanto relativa, giacché l’atto, il fatto o il negozio conserva piena rilevanza effettuale sotto tutti gli altri profili tributari diversi da quelli che attengono al fenomeno elusivo (per esempio, per le imposte indirette)”.
 
La fattispecie
Una società a responsabilità limitata, nel 2002, a seguito di un’operazione di ristrutturazione societaria, si era trasformata in società semplice. Tale operazione era stata considerata, ai sensi dell’articolo 37-bis del DPR n. 600 del 1973, elusiva e pertanto l’Agenzia delle entrate aveva emesso un avviso di accertamento per l’anno d&…

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