Indagini finanziarie: le presunzioni su prelievi e versamenti valgono per tutti

Con la sentenza n. 25984 del 20 novembre 2013 (ud. 26 aprile 2013) la Corte di Cassazione ha confermato, fra l’altro, che la presunzione di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32 – secondo cui sia i prelevamenti sia i versamenti operati sui conti correnti bancari vanno imputati ai ricavi conseguiti dal contribuente nella propria attività, se questo non dimostra di averne tenuto conto nella base imponibile oppure che sono estranei alla produzione del reddito – ha portata generale, nonostante l’utilizzo (nella versione applicabile ratione temporis, e cioè anteriore alla modifica recata dalla L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1) dell’accezione ‘ricavi’ e non anche di quella ‘compensi’ ed è applicabile, quindi, non solo al reddito di impresa, ma anche al reddito da lavoro autonomo e professionale (Cass. n. 14041 del 2011). Le disposizioni dettate dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 e quindi anche quelle relative all’accertamento con metodo induttivo, del resto, alla luce della previsione dell’ultimo comma trovano applicazione anche per i redditi da lavoro autonomo e professionale (‘… anche per i redditi delle imprese minori e per quelli derivanti dall’esercizio di arti e professioni…’)”.

Breve nota

Per la Corte, ab origine, la presunzione legale relativa ai ricavi è applicabile ai redditi di lavoro autonomo.

Ricordiamo che con sentenza n. 802 del 14 gennaio 2011 (ud. del 9 dicembre 2010) la Corte di Cassazione aveva già ribadito che la locuzione “ricavi”, utilizzata dal legislatore antecedentemente alle modifiche normative apportate dalla legge n. 311 del 2004, ricomprende anche i “compensi, così che la norma si applicava già, oltre che ai titolati di reddito d’impresa, anche a quelli di lavoro autonomo. La norma novellata consente, infatti, agli Uffici finanziari di applicare la presunzione in parola anche nei confronti dei professionisti, fatta salva la possibilità per il contribuente di provare che determinati accrediti non costituiscono proventi della propria attività. “Ed invero, anche con riferimento al testo del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, antecedente l’entrata in vigore della novella del 2004 (temporalmente applicabile alla fattispecie in esame), è del tutto pacifico nella giurisprudenza di questa Corte che la norma in questione, e la presunzione in essa contenuta, seppure letteralmente riferibile ai soli “ricavi”, sia da intendersi applicabile anche al reddito da lavoro autonomo, e non solo al reddito di impresa (Cass. nn. 4601/02, 430/08, 11750/08)”.

 

E con la sentenza n. 14026 del 3 agosto 2012 (ud. 4 aprile 2012) la Corte di Cassazione ha confermato che alle modifiche normative apportate dalla Legge Finanziaria del 2005 deve riconoscersi, “da un lato, funzione esplicativa del maggiore imponibile che è oggetto della presunzione speciale prevista dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2) dall’altro funzione ampliativi dei poteri di indagine della Amministrazione finanziaria”. La originaria previsione normativa secondo cui sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti i singoli dati ed elementi risultanti anche dalle “operazioni annotate nei conti” (ove non sia dimostrato che gli stessi siano stati considerati nel reddito imponibile ovvero non debbano essere ritenuti soggetti a tassazione) nonchè “sono posti come ricavi” i prelevamenti annotati negli stessi conti e non risultati dalle scritture contabili ove il contribuente non ne indichi i beneficiari, sostituita dalla L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, c. 402, lett. a, n. 1 (Legge Finanziaria 2005), secondo cui, “in difetto di prova contraria fornita dal contribuente, sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti non solo i dati risultanti dai conti bancari ma anche quelli relativi agli altri ‘rapporti ed operazioni’ bancarie, nonchè vengono recuperati ad imponibile come ‘ricavi o compensi’ i prelevamenti e gli importi riscossi ‘nell’ambito dei predetti rapporti od operazioni’ (relativamente ai quali non…

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