C’era una volta il lavoro…


C’era una volta il lavoro.

Ebbene sì, in Italia, una volta, il lavoro esisteva e la maggior parte degli italiani portava a casa un salario o uno stipendio, sudato e guadagnato con il lavoro.

Infatti, il lavoro era considerato un diritto, così come sancito dall’art. 1 della Costituzione Italiana.

Stavano bene tutti, dagli impiegati agli operai, dai professionisti ai manager, proprio tutti.

Non solo, in Italia sono incominciati ad affluire gli immigrati, scappati dal loro Paese di origine dove c’era la guerra o la povertà, per venire nel nostro Paese in cerca di lavoro.

Avete capito bene, cari lettori, in Italia c’era lavoro per tutti.

La disoccupazione in Italia è sempre esistita, ma sicuramente non era ai livelli raggiunti oggi.

Si racconta, infatti, che un Tizio si recò nella piazza del paese per cercare di reclutare degli operai da far lavorare nei campi.

All’arrivo del Tizio, tutti cercavano di divincolarsi, magari di nascondersi dietro la persona che gli stava davanti. Addirittura c’era chi scappava.

Il Tizio si avvicinò alla persona più vicina e gli chiese se volesse lavorare per lui, nei campi. A tale richiesta, la persona rispose:”ma tra tante persone che sono qui in piazza, proprio a me dovevi chiedere di venire a lavorare?”

Ecco, questo non so se sia una legenda o sia un fatto realmente accaduto, ma una volta c’era il lavoro, la gente stava bene e si divertiva.

C’erano anche i pensionati, persone che dopo aver passato la gioventù a lavorare, finalmente andava in pensione e si godeva la vecchiaia tranquillo. Infatti, maturati i requisiti, i lavoratori erano sicuri di poter andare in pensione.

Forse è il caso di dire che c’era una volta anche la lira, la moneta corrente del tempo che ci permetteva di avere il controllo della spesa. Si sapeva quanto entrava e si riusciva a gestire quello che doveva o poteva uscire dalle tasche degli italiani.

Chi guadagnava L. 1.800.000 (un milione e mezzo di lire) era una persona che stava economicamente bene, poteva permettersi di vivere una vita dignitosa, seppur senza sprechi.

Succede, però, che all’improvviso la situazione cambia.

L’Italia non è più il Paese dove tutti possono trovare un lavoro.

La disoccupazione comincia a crescere, anzi a galoppare senza freni.

La Costituzione resta sempre la stessa, all’art. 1 il lavoro è sempre un diritto.

Arriva l’euro, che sostituisce la lira.

L’operaio magari guadagna 900,00 euro, ma è considerato un povero, non riesce ad arrivare alla fine del mese. Il pensionato, che percepisce 480,00 euro di pensione, non riesce a pagare nemmeno l’affitto della casa. La gente comincia a diventare sempre più povera, qualcuno sempre più ricco.

Trovare un lavoro, oggi, è impossibile, anche “con la raccomandazione”. Non solo, addirittura chi un lavoro lo aveva, oggi lo perde e non lo potrà più riavere.

Ci sono i cosiddetti “lavoratori precari”, coloro che oggi lavorano ma domani non si sa. Il lavoro non qualificato c’è, ma nessuno può o vuole più fare, anche perché ormai quei ruoli sono stati coperti dagli immigrati.

I governi cambiano, ma la situazione peggiora.

Ognuno dà la colpa all’altro, ma nessuno accusa se stesso.

I politici sono sempre gli stessi, anche se cambiano il nome del partito o il simbolo politico. Anche i professionisti, che qualcuno considera appartenti alla “casta”, soffrono il terribile periodo di recessione.

Le leggi cambiano, gli adempimenti aumentano, i clienti non pagano le parcelle, e così anche i professionisti cominciano a diventare “precari”.

I giovani, dipendenti o autonomi che siano, sono senza speranza.

Qualcuno diceva:”lasciate ogni speranza voi che entrate”, ma forse oggi sarebbe più opportuno dire: “lasciate ogni speranza voi che non entrate” a coloro che cercano lavoro, oppure “lasciate ogni speranza voi che uscite” a coloro che il lavoro lo perdono.

Intanto i governi cambiano, ma la situazione diventa sempre più drammatica.

Oltre alla disoccupazione, continuano ad aumentare i suicidi, persone che si tolgono la vita perché hanno perso la dignità.

Si, c’era una volta anche la dignità, di coloro che andavano a lavorare e portavano a caso i soldi. Potevano comprarsi da mangiare e onoravano i propri debiti.

Oggi non è più possibile, c’è gente che raccoglie il cibo dai cassonetti della spazzatura, che vive sotto i ponti, che va a mangiare nelle mense dei poveri.

I suicidi in Italia sono aumentati non perché la gente è impazzita, ma forse perché nessuno li ha aiutati.

C’è gente che si suicida perché il telefono squilla solo dalle telefonate della banca, oppure il citofono suona solo perché l’ufficiale giudiziario è arrivato per pignorare qualcosa.

Poi c’è la geniale invenzione del DURC, il documenti unico di regolarità contributiva. Uno strumento che consente alla Pubblica Amministrazione di non pagare i propri debiti perché l’impresa nel frattempo non aveva la possibilità di pagare i contributi previdenziali dei propri dipendenti, magari a causa di mancanza di liquidità.

Già, se fai una fornitura di merci o una prestazione di servizi alla P.A., devi anticipare tutti i soldi e poi, forse, non verrai pagato.

Assurdo, ma vero.

In Italia esiste anche questo fenomeno.

Le pensioni? Non si sa più chi e quando si potrà andare in pensione.

L’importante è avere la fortuna di avere un lavoro e continuare a lavorare. Magari se un lavoratore ha 65 anni può ancora salire sul ponteggio a 20 metri di altezza.

Non solo, se un giovane ha la fortuna di iniziare a lavorare dopo il 1995, magari con contratto a tempo determinato, la pensione la vedrà a 70 anni e prenderà quattro soldi.

Ecco, questa e la triste realtà.

Il lavoro manca, la pensione è un miraggio e la povertà aumenta.

Quindi la domanda sorge spontanea: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro?

La risposta, purtroppo, è nelle mani dei politici.

Speriamo di continuare a vivere felici e contenti.

 

08/06/2013

Vincenzo Franchino


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