Prestazioni dei soci di S.R.L. a favore della società: inquadramento contrattuale e previdenziale

di Antonino & Attilio Romano

Pubblicato il 25 maggio 2013

la posizione previdenziale del socio di SRL ha subito diverse evoluzioni: obiettivo del presente intervento è quello di ripercorrere le posizioni emerse circa il corretto inquadramento dei compensi ricevuti dal socio che presta la sua opera a favore della società anche alla luce delle modifiche che hanno interessato di recente le normative di riferimento

Il confine fra i doveri dei soci e la loro concreta ed effettiva attività svolta all'interno della società è stato, da sempre, un argomento che ha appassionato gli studiosi del diritto societario, nonché i professionisti che quotidianamente affrontano la tematica in ambito previdenziale.

L’obiettivo del presente intervento è quello di ripercorre le posizioni emerse circa il corretto inquadramento dei compensi ricevuti dal socio di srl che presta la sua opera a favore della società anche alla luce delle modifiche che hanno interessato di recente le normative di riferimento.

 

Ambito civilistico

Ci si è chiesti entro quali limiti si renda compatibile la prestazione di attività lavorativa nell’azienda del socio di s.r.l. contestualmente alla partecipazione al capitale sociale e quali sono i rapporti che possono essere instaurati, nell’ambito dell’organizzazione societaria., tenuto conto delle particolarità della prestazione.

A tale proposito, occorre, in primo luogo, distinguere tra la figura del c.d. “socio d’opera” dal c.d. “socio lavoratore”.

Il soggetto che partecipa alla società conferendo un’attività lavorativa suscettibile di una valorizzazione economica e in virtù della quale diviene appunto socio, assume la figura di socio d’opera.

In tal senso, l’articolo 2464 del codice civile prevede la possibilità, anche nelle società a responsabilità limitata, di conferire prestazioni d’opera o di servizi a favore della società, purché l’attività lavorativa del socio d’opera sia garantita, per l’intero valore ad essa attribuito, da polizza di assicurazione o fideiussione bancaria. Tale garanzia deve avere un termine di scadenza coincidente con il termine della prestazione.

E d’altra parte, a mente dell’articolo 2345 del codice civile, oltre l'obbligo dei conferimenti, l'atto costitutivo può stabilire l'obbligo dei soci di eseguire prestazioni accessorie non consistenti in danaro, determinandone il contenuto, la durata, le modalità e il compenso, e stabilendo particolari sanzioni per il caso di inadempimento. Nella determinazione del compenso devono essere osservate le norme applicabili ai rapporti aventi per oggetto le stesse prestazioni.

Invero, è’ possibile che, a prescindere dalla sua qualifica sociale, il socio svolga prevalente ed esclusiva attività lavorativa a favore della società in virtù di un distinto contratto di lavoro assumendo la figura di socio lavoratore.

Pur registrando diverse soluzioni giurisprudenziali di segno negativo1, in generale si propende per l’ammissibilità, in astratto, del socio di s.r.l. quale lavoratore subordinato fatti salvi alcuni aspetti critici circa la compatibilità tra le due posizioni di socio e di dipendente2. Nella sostanza, la qualità di socio di società di capitali non appare per sé inconciliabile con la posizione di lavoratore dipendente del socio stesso purché ricorrano almeno tre condizioni3.

In primo luogo occorre che l'apporto di lavoro non sia reso a titolo di conferimento societario: in questo caso la prestazione lavorativa è un obbligo che deriva dalla partecipazione nella società e non da un rapporto di lavoro subordinato.

Inoltre bisogna che