L'IRAP si recupera direttamente con la cartella

Con l’ordinanza n. 4003 del 19 febbraio 2013 ha affermato che “è pacifico che il contribuente può contestare una pretesa tributaria anche in sede di impugnazione della cartella emessa sulla base delle sue dichiarazioni; purché ovviamente tale cartella costituisca il primo atto con cui la pretesa viene portata a conoscenza del contribuente. E non è affatto necessario che il contribuente versi quanto chiesto in cartella e quindi presenti domanda di rimborso, impugnando il silenzio-rigetto. Infatti la Corte di Cassazione, con sentenza n. 9872 del 5 maggio 2011, ha affermato che il contribuente può contestare, anche emendando le dichiarazioni presentate all’Amministrazione finanziaria, l’atto impositivo che lo assoggetti ad oneri diversi e più gravosi di quelli che, per legge, devono restare a suo carico; e tale contestazione deve farla proprio impugnando la cartella esattoriale, non essendogli consentito di esercitare l’azione di rimborso dopo il pagamento della cartella. Ed in difetto di impugnazione della cartella risulta precluso il rimborso previsto dall’art. 38 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602”.
 
Nota
La fattispecie posta all’attenzione dei massimi giudici era stata già oggetto di esame da parte dell’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 28 del 28 maggio 2010, con cui sono state diramate ulteriori istruzioni operative in ordine alla gestione del contenzioso pendente in materia di IRAP (autonoma organizzazione) in forza delle nuove prese di posizione della giurisprudenza della Corte di Cassazione, che fanno seguito alle indicazioni offerte con la circolare n. 45/E del 13 giugno 2008.
In particolare, l’Amministrazione finanziaria osserva che talune controversie hanno origine da cartelle di pagamento emesse ai sensi dell’art. 36-bis del D.P.R. n. 600/73, per effetto dell’omesso versamento dell’IRAP indicata dal contribuente…

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