I saldi negativi del conto cassa legittimano l’accertamento fiscale al contribuente

di Alessandro Borgoglio

Pubblicato il 11 ottobre 2012

attenzione! Se il conto "cassa" va in rosso, il Fisco può accertare il contribuente, determinando maggiori ricavi almeno pari al disavanzo

Vi è un conto patrimoniale che più degli altri viene osservato con attenzione dai verificatori, soprattutto in sede di controllo sostanziale nei confronti di soggetti di piccole e medie dimensioni: il conto “cassa”. Si tratta del conto in cui vengono registrate le entrate e le uscite, appunto, di cassa e, quindi, non può mai presentare un saldo negativo, atteso che ciò significherebbe che è stato speso più denaro di quanto ce ne fosse in cassa, il che evidentemente è impossibile .

È proprio questa la ragione per cui tale conto è un osservato speciale in sede di verifica, perché l’esistenza di saldi negativi è sintomatica, innanzitutto, di mancata registrazione di incassi e di omessa dichiarazione di ricavi. Del resto, se un’impresa effettua dei pagamenti senza averne la disponibilità in cassa, determinando così un saldo negativo del relativo conto, sembrerebbe corretto presumere, secondo l’id quod plerumque accidit, che una somma almeno pari all’ammanco verificatosi sia in realtà stata realizzata tramite operazioni imponibili non dichiarate, che abbiano consentito di conseguire quella liquidità sufficiente ad approntare i pagamenti registrati in contabilità.

Un’altra spiegazione al conto cassa negativo, però, potrebbe essere riconducibile ad errori di registrazione contabile, soprattutto concernenti le date delle operazioni annotate nel conto: in tal caso, tuttavia, come ribadito continuamente dalla Suprema Corte, spetta al contribuente l’onere di dimostrare tali errori, in modo tale da evitare l’accertamento che altrimenti deriverebbe legittimamente dall’esistenza di saldi negativi, considerati come gravi irregolarità contabili.

 

La sentenza 17004

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