Il caso del contribuente italiano non iscritto al Vies

Con la Risoluzione del 27 aprile 2012 nr. 42/E l’Agenzia delle Entrate chiarisce la qualificazione giuridica delle operazioni effettuate da soggetto passivo stabilito in Italia non regolarmente iscritto nell’archivio informatico VIES, di cui all’art. 27 del D.L. n. 78 del 2010.
 
Si riporta di seguito alcuni passaggi:
“Infatti ai sensi dell’art. 35 del D.P.R N. 633/1972, modificato dall’art. 27, comma 1, del n. 78 del 2010 – convertito dalle n. 122 del medesimo anno – il soggetto passivo d’imposta che intende effettuare operazioni intracomunitarie deve chiedere autorizzazione all’Agenzia delle Entrate, manifestandone la volontà attraverso una procedura specifica finalizzata all’iscrizione nell’archivio informatico (denominato VIES) dei soggetti autorizzati a porre in essere le predette operazioni.
 
In particolare, nel provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 29/12/2010 n. 188376 viene specificato che per coloro che già possiedono un numero di partita I.V.A., la predetta volontà espressa viene espressa mediante apposita istanza da presentare direttamente ad un ufficio dell’Agenzia delle Entrate; viceversa, per i soggetti non titolare della predetta posizione I.V.A., tale volontà va manifestata in sede di dichiarazione d’inizio attività, attraverso la compilazione del campo “Operazioni intracomunitarie” del Quadro I dei modelli AA7 (soggetti diversi dalle persone fisiche) e AA9 (imprese individuali e lavoratori autonomi).
In mancanza di un diniego espresso da parte dell’Agenzia delle Entrate, decorsi trenta giorni dalla presentazione dell’istanza, la posizione del soggetto richiedente viene inserita nell’archivio VIES; tale effetto si produrrà anche in caso di silenzio da parte dell’amministrazione nel corso del termine di cui sopra.
 
Per ciò che concerne invece in trattamento giuridico di operazioni intracomunitarie eventualmente effettuate senza la regolare iscrizione al VIES, si osserva quanto segue.
 
La circolare n. 39/E del 01/08/2011, ribadendo che l’inclusione nell’archivio Vies è la condizione che legittima un soggetto passivo ad effettuare operazioni intracomunitarie, sottolinea che, nel caso di mancata iscrizione al VIES ovvero in caso di esclusione o revoca, la controparte comunitaria, non avendo modo si riscontrare la soggettività passiva IVA del cedente/prestatore o del cessionario/committente italiano nel VIES, dovrebbe esimersi dal qualificare fiscalmente l’operazione come soggetta al regime fiscale degli scambi intracomunitari. Pertanto prosegue il documento di prassi, eventuali cessioni o prestazioni intracomunitarie effettuate da un soggetto passivo italiano non ancora incluso nell’archivio Vies ( o escluso a seguito di diniego o revoca) devono ritenersi assoggettate ad imposizione in Italia, con i seguenti riflessi, anche di natura sanzionatoria ai sensi dell’art. 6 del d.lgs. 18 dicembre 1997 n. 471.
 
La ratio predetta, per converso, applicata al caso di un soggetto passivo italiano, non regolarmente iscritto al VIES che effettua un acquisti da un soggetto passivo comunitario, determina che il predetto acquisto non possa configurarsi come un’operazione intracomunitaria e pertanto l’imposta sul valore aggiunto non è dovuta in Italia bensì nel paese fornitore.
 
Ne consegue che, sotto il profilo procedurale, l’acquirente italiano non regolarmente iscritto al VIES, ricevuta la fattura senza I.V.A. del fornitore europeo, non deve procedere alla doppia annotazione della stessa nel registro delle fatture emesse e nel registro degli acquisti, non essendo applicabile il meccanismo dell’inversione contabile (cfr. art. 47 del D.L. n. 331 del 1993); tale comportamento, infatti determina una …

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