Accise su junk food: perchè no?

di Nicola Monfreda

Pubblicato il 23 giugno 2012

il Ministero della Salute sembra stia valutando una tassazione sulle bevande zuccherate, le cui risorse saranno poi finalizzate alla promozione di corretti stili di vita (a cura Nicola Monfreda e Fabrizio Stella)

 

  1. Introduzione.

Si premette che con il termine “Junk Food” si intende: “cibo da consumare in genere fuori pasto, ad alto contenuto calorico ma di scarso valore nutrizionale; quindi di bassissima qualità1.

Con riguardo a tale categoria merceologica, sembrerebbe essere allo studio del Ministero della Salute2, nell’ambito del cosiddetto “Patto per la salute”, la fattibilità di adottare una tassazione, pari a tre centesimi sulle bottigliette da 33 cl, delle “bevande zuccherate”, con l’obiettivo di promuovere migliori stili di vita alimentari e nello stesso tempo liberare risorse per favorire, in tempi di ristrettezza economica, campagne di prevenzione ed altre correlate iniziative in materia sanitaria.

L’ipotesi di provvedimento sembrerebbe essere limitato alle bevande gassate e dolcificate analcoliche, con un bacino di utenza prevalentemente caratterizzato da fasce d’età giovanili.

Un’iniziativa per ostacolare il consumo del cosiddetto junk food, ovvero il cibo “spazzatura”, le cui risorse sarebbero, poi, "finalizzate alla promozione di corretti stili di vita".

Ovviamente le posizioni tra i diversi “attori” sono contrapposte, da un lato il Ministero, secondo il quale un prelievo di appena tre centesimi "non crea problemi né ai consumatori né ai produttori", pur costituendo "un segnale all'opinione pubblica di attenzione per un problema sottovalutato dalle famiglie, visto che metà dei nostri ragazzi consuma troppe bevande gassate e zuccherate", dall’altro i produttori delle bevande attenzionate, secondo i quali si tratta di una tassa immotivata, discriminatoria e pertanto inaccettabile3.

Chi scrive palesemente si sottrae alla logica delle posizioni, secondo la quale ognuno rimane giustamente portatore di propri interessi, in questa sede si vuole solo operare un’analisi logico normativa del provvedimento.

Orbene, seppure in una fase puramente teorica, si tratterebbe, in buona sostanza, di una tassazione indiretta sulla produzione o sui consumi, a seconda dalla scelta che verrà operata dal Ministero con riferimento all’esigibilità, del tutto similare per logica al sistema delle accise di cui al Decreto Legislativo 26 ottobre 1995, n.504, meglio noto come Testo Unico Accise (di seguito TUA), recentemente novellato dal Decreto Legislativo 29 marzo 2010, n.484, le cui modifiche sono entrate in vigore il 1° aprile 2010.

Per una maggiore comprensione del sistema normativo del comparto, proponiamo, quindi, di seguito una breve analisi della particolare imposizione.

 

  1. Inquadramento normativo delle Accise.

Il termine “ACCISA” trae origine dal verbo latino “accidere”, cioè colpire o tagliare, si intende, quindi, una imposta di consumo che colpisce alcuni prodotti di larga diffusione5.

Il vocabolo deriva dal termine latino “accisus”, participio passato di “accido – accidere”: cadere sopra, di fatti lo Stato, con tale imposizione, cade sopra un determinato prodotto con un prelievo sul valore, commisurato al bene considerato al momento della fabbricazione ed al momento del consumo6.

Da un punto di vista normativo, come detto, il comparto è organicamente disciplinato dal Decreto Legislativo 26 ottobre 1995, n.504, meglio noto come Testo Unico Accise, novellato dal Decreto Legislativo 29 marzo 2010, n.487, le cui modifiche sono entrate in vigore il 1° aprile 2010.

Le attuali accise hanno, nella sostanza se non nella forma, sostituito le precedenti “imposte di fabbricazione”, “imposte erariali di consumo” e “sovrimposte di confine8, qualificandosi come tipologia di imposte indirette erariali incidenti sulla fabbricazione e sul consumo di determinati prodotti nonché sulla loro importazione nel territorio dello Stato9.

Tale tipologia di imposizione, oltre garantire un significativo gettito erariale, costituisce, per lo Stato, un importante strumento di politica economica per finalità extra – fiscali, quali l’indirizzo del consumo energetico, la politica dei trasporti, la tutela della salute pubblica dissuadendo, economicamente, l’acquisto di prodotti alcolici.

Di fatti, ad oggi, sono sottoposti all’imposizione10:

  • i prodotti energetici;

  • l’olio lubrificante11;

  • l’alcole e le bevande alcoliche;

  • i tabacchi lavorati;

  • i fiammiferi.

Nella teoria generale del diritto tributario, con riferimento all’obbligazione tributaria, occorre distinguere il momento della nascita del tributo12, da quello in cui lo stesso diventa esigibile13.

Orbene, per i prodotti sottoposti al regime delle accise l’obbligazione tributaria sorge al momento della loro fabbricazione, compresa l’estrazione dal sottosuolo, se l’accisa risulta applicabile, ovvero l’importazione, ma diviene esigibile soltanto all’atto dell’immissione in consumo del prodotto stesso14.

In sintesi il prodotto viene assoggettato al termine del processo produttivo, nello Stato e secondo le aliquote vigenti in cui si compie, tuttavia il tributo rimarrà sospeso15 sino alla sua esigibilità (o altra causa estintiva) nel Paese laddove avviene l’effettiva immissione in consumo.

L’intendimento legislativo è, quindi, quello di non tassare la mera ricchezza dovuta alla produzione del bene, bensì i