Conferimento d’azienda e trasferimento del plafond di esportatore abituale

Con la R.M. 14.12.2011, n. 124/E, l’Agenzia delle Entrate è tornata ad occuparsi di una questione già oggetto di precedenti pronuncie, ossia il trasferimento della posizione di esportatore abituale ai fini Iva (cd. plafond) unitamente all’azienda in occasione di cessione, conferimento ed affitto della stessa. Nel documento di prassi in commento, in particolare, l’operazione riguarda un conferimento d’azienda a favore di una società neocostituita, a seguito del quale la conferitaria assume il ruolo di primo cedente, e la conferente secondo cedente, di operazioni triangolari, di cui all’art. 8, c. 1, lett. a, del DPR 633/72. L’aspetto innovativo del documento di prassi in commento è costituito dal fatto che il trasferimento del plafond alla società conferitaria si realizza anche laddove non vengano trasferiti tutti i rapporti giuridici attivi e passivi riferiti al complesso aziendale conferito. Inoltre, sempre secondo l’Agenzia, le medesime considerazioni valgono anche nel particolare caso in cui l’ammontare del plafond disponibile non venga trasferito in toto alla conferitaria, ma rimanga in parte in capo al soggetto conferente. In tale ipotesi, come si vedrà in seguito, è necessario individuare i criteri di attribuzione del plafond ai soggetti coinvolti nell’operazione (conferente e conferitaria).

 

Il quadro normativo nazionale: l’affitto d’azienda

Prima di entrare nel merito del contenuto della R.M. n. 124/E/2011, è bene evidenziare che nell’ambito delle disposizioni del DPR 633/72, l’unica disposizione che si occupa del trasferimento della posizione di esportatore abituale è contenuta nell’art. 8, c. 4, in relazione all’affitto dell’azienda.

Tale disposizione subordina l’efficacia del trasferimento della facoltà di acquistare beni e servizi per cessione all’esportazione, senza applicazione dell’imposta, alla condizione che sia espressamente previsto dal contratto d’affitto d’azienda e comunicato “con lettera raccomandata entro 30 giorni all’ufficio Iva competente per territorio”. Quest’ultimo adempimento, a dispetto della formulazione letterale della norma, viene ritenuto (risposta ad interrogazione parlamentare n. 5-02385 del 27.1.2010) assolto mediante la compilazione di un’apposita dichiarazione di variazione dei dati Iva – “Comunicazione ai fini dell’utilizzo del plafond trasferito (art.8, quarto comma)”, come riportato nelle istruzioni alla compilazione della stessa.

 

Adempimenti affittuario

Nella sezione 3 del Quadro E (“Affitto d’azienda”) del modello AA9/10, nel caso di persone fisiche, l’affittuario è tenuto a barrare la casella 4 (“Acquisizione di azienda in affitto”), nonché a inserire il codice fiscale del locatore se diverso da una persona fisica – altrimenti, deve essere riportata la partita Iva del concedente – esclusivamente qualora sia stato rispettato il principale vincolo stabilito dalla predetta disposizione, ovvero l’espressa previsione, nel contratto d’affitto d’azienda, del trasferimento del diritto ad effettuare acquisti ed importazioni di beni e servizi senza l’applicazione dell’imposta.

L’affittuario, inoltre, è tenuto a compilare anche il Quadro iniziale A, selezionando la casella 1, nel caso di soggetto privo della partita Iva che inizia l’attività per l’effetto dell’acquisizione in affitto dell’azienda, e riportando come data di avvio quella del contratto sottoscritto. Diversamente, se costui è già titolare della partita Iva, deve barrare la casella 2, trattandosi di una mera variazione dei dati, intervenuta a decorrere dalla data del contratto d’affitto d’azienda.

 

Adempimenti concedente

Il concedente, dal canto suo, deve selezionare la casella 5 qualora ricorra l’ipotesi dell’affitto dell’unica azienda, selezionando altresì il campo 2 (“Variazione dati”) del Quadro A: nell’eventualità della successiva revoca del trasferimento temporaneo del complesso organizzato di beni, deve, invece, essere barrato il campo 6, nonché la predetta casella 2 del Quadro A, esponendo come data di…

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