Al via il reclamo obbligatorio nel contenzioso tributario

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 4 aprile 2012

è in vigore dal 2 aprile la disciplina del reclamo e mediazione tributaria: ecco una guida pratica al nuovo istituto, comprensiva di fac-simile di istanza di reclamo

A seguito delle novità introdotte dal Legislatore (1), nelle controversie di valore non superiore a € 20.000,00, relative ad atti emessi dall’Agenzia delle Entrate e notificati a decorrere dal 01.04.2012, il contribuente, prima di adire la via del contenzioso tributario, ha l’obbligo (pena l’inammissibilità del ricorso presentato) di presentare un’apposita istanza di reclamo presso la Direzione provinciale o la Direzione regionale che ha emanato l’atto.

L’accordo di mediazione poi comporta la riduzione delle sanzioni al 40% (C.M. n. 9/E del 2012).

A tal fine, per valore della lite viene inteso l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato.

In caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla sommatoria dei relativi importi, quindi, se il valore di dette sanzioni supera l’importo di € 20.000,00, il contribuente può direttamente presentare il ricorso in Commissione tributaria.

In caso contrario, per non incorrere in una causa di inammissibilità del ricorso rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, occorre prima presentare atto di reclamo che deve contenere i contenuti minimi disposti dall’art. 18, del D.Lgs. n. 546/1992 (Commissione tributaria competente, motivi, ecc.) ed essere notificato secondo le modalità sancite dal successivo art. 20, entro 60 giorni dal ricevimento dell’atto che si intende impugnare.

Nell’atto è opportuno inserire una motivata proposta di mediazione, completa della rideterminazione dell’ammontare della pretesa.

L’Agenzia delle Entrate, se non intende accogliere il reclamo (2) volto all’annullamento totale o parziale dell’atto né l’eventuale proposta di mediazione, formula d’Ufficio una proposta di mediazione avuto riguardo all’incertezza legata alle questioni controverse, al grado di sostenibilità della pretesa e al principio di economicità dell’azione amministrativa.

L’accordo di mediazione comporta l’irrogazione delle sanzioni nella misura del 40% delle somme irrogabili in funzione dell’ammontare del tributo risultante dalla suddetta proposta.

Decorsi 90 giorni senza che sia stato notificato l’accoglimento del reclamo o senza che sia stata conclusa la mediazione, il reclamo produce gli effetti del ricorso.

Ciò comporta che il ricorrente deve costituirsi in giudizio nei successivi 30 giorni, mediante deposito presso la Commissione tributaria competente per territorio della copia conforme all’originale del reclamo, corredato dalla ricevuta di presentazione/spedizione, pena l’inammissibilità del ricorso stesso.

Al fine di incentivare le parti a trovare l’accordo nei 90 giorni (e, quindi, per fare diminuire la successiva fase del contenzioso), viene previsto che la parte soccombente sia condannata a rimborsare, in aggiunta alle spese di giudizio, una somma pari al 50% delle spese di giudizio a titolo di rimborso delle spese del procedimento instaurato, potendo la Commissione tributaria procedere alla compensazione delle spese, solo in presenza di giusti motivi indicati nel dispositivo della sentenza.

Atti sottoposti ad obbligo di mediazione

L’obbligo della mediazione riguarda le controversie relative a:

- Avviso di accertamento;

- avviso di liquidazione;

- provvedimento che irroga le sanzioni;

- ruolo;

- rifiuto espresso o tacito alla restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie ed interessi o altri accessori non dovuti;

- diniego o revoca di agevolazioni o rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari;

- ogni altro atto emanato dall’Agenzia delle Entrate, per il quale la legge preveda l’autonoma impugnabilità innanzi alle Commissioni tributarie.

Rifiuto tacito del rimborso di tributi

In base al comma 2, dell’art. 21, del D.Lgs. n. 546 del 1992,  nel caso di rifiuto tacito, il ricorso presso la Commissione tributaria non può essere presentato prima del decorso di 90 giorni dalla presentazione della domanda di rimborso.

Per cui la mediazione tributaria si applica per le fattispecie di rifiuto tacito per le quali, alla data del 01.04.2012, non siano ancora decorsi i 90 giorni dalla data di presentazione dell’istanza di rimborso.

Atti che non rientrano nella mediazione

Oltre alle controversie concernenti il recupero di aiuti di Stato dichiarati incompatibili, non rientrano nell’ambito della mediazione tributaria tutti gli atti non emessi dall’Agenzia delle Entrate.

Pertanto, non rientrano nella nuova disciplina di (cui all’art. 17-bis, del D.Lgs. n. 546 del 1992):

- La cartella di pagamento;

- l’intimazione di pagamento;

l’iscrizione di ipoteca sugli immobili;

- il fermo di beni mobili registrati;

- gli atti relativi alle operazioni catastali.

Ovviamente, sia la cartella esattoriale, sia l’intimazione di pagamento, rientrano nell’ambito della mediazione tributaria quando siano impugnate contestualmente all’atto emesso dalle Entrate. Inoltre, secondo dottrina, il procedimento di mediazione deve essere attivato anche quando l’impugnazione della cartella di pagamento si fonda su vizi riconducibili solo all’attività dell’Agenzia delle Entrate (es. controllo automatizzato, ex art. 36-bis, del D.P.R. n. 600 del 1973).

Infine, l’impugnazione alla cartella di pagamento solo per vizi propri dovrebbe rendere inapplicabile la disciplina della mediazione.

Come si determina il valore della controversia

Rientrano nell’ambito della  nuova mediazione tributaria solo le controversie di valore non superiore a € 20.000,00.

Ai sensi dell’art. 12, comma 5, del D.Lgs. n. 546/1992, “per valore della lite si intende l’importo del tributo al netto degli interessi e delle