Il contratto di associazione in partecipazione: aspetti giuridici e contabili

di Enrico Larocca

Pubblicato il 25 ottobre 2010

L'associazione in partecipazione è uno dei contratti tipici disciplinati dalla codificazione civilistica italiana. Esso è il negozio giuridico con il quale una parte (l'associante) attribuisce ad un'altra (l'associato) il diritto ad una partecipazione agli utili della propria impresa o, in base alla volontà delle parti contraenti, di uno o più affari determinati, dietro il corrispettivo di un apporto da parte dell'associato. Tale apporto, secondo la giurisprudenza prevalente, può essere di natura patrimoniale ma potrà anche consistere nell'apporto di lavoro, o nell'apporto misto capitale/lavoro.

Il contratto di associazione in partecipazione - Definizione

contratto di associazione in partecipazioneL'associazione in partecipazione è uno dei contratti tipici disciplinati dalla codificazione civilistica italiana.

 

Esso è il negozio giuridico con il quale una parte (l'associante) attribuisce ad un'altra (l'associato) il diritto ad una partecipazione agli utili della propria impresa o, in base alla volontà delle parti contraenti, di uno o più affari determinati, dietro il corrispettivo di un apporto da parte dell'associato.
Tale apporto, secondo la giurisprudenza prevalente, può essere di natura patrimoniale ma potrà anche consistere nell'apporto di lavoro, o nell'apporto misto capitale/lavoro.

 

La sua disciplina è contenuta nell'art. 2549 e seguenti del codice civile.

 

Associazione in partecipazione: aspetti generali

Motivi di costituzione

  •  per costituire di un soggetto economico e giuridico destinato alla realizzazione di specifici progetti industriali
  •  per costituire un soggetto economico giuridico il cui patrimonio venga mantenuto autonomo rispetto a quello del soggetto associante
  •  per lasciare l’associante unico responsabile dell’attività economica

Come affermato nella parte introduttiva, l'associazione in partecipazione è un contratto tipico con il quale una parte (denominata associante) attribuisce ad un'altra (denominata
associato) il diritto ad una partecipazione agli utili della propria impresa o, in base alla volontà delle parti contraenti, di uno o più affari determinati, dietro il corrispettivo di un apporto da parte dell'associato. 

Il conferimento dell’associato, secondo la giurisprudenza prevalente, può essere di natura patrimoniale od anche consistere nell'apporto di lavoro, o nell'apporto misto capitale/lavoro. La sua disciplina è contenuta nell'art. 2549 seguenti del codice civile.

Quindi avremo:

  1. Associazioni in partecipazione per l’intero commercio: in tal caso l’associazione in partecipazione riguarderà, fino alla sua estinzione, tutte le attività poste in essere dall’associante;
  2. Associazioni in partecipazione per singoli affari: in tal caso, l’associazione in partecipazione riguarderà singole operazioni.

Lo sviluppo di tale formula contrattuale negli utili anni, non sempre è stato favorito, a causa di un uso elusivo della formula (specie di quella basata sull’apporto di lavoro da parte dell’associato) che poteva consentire non solo un aggiramento della normativa in materia di regolamentazione dei rapporti di lavoro dipendente, ma in altri casi anche un risparmio contributivo.

L’evoluzione previdenziale e le modifiche entrate in vigore nel 2004, in virtù dell’art. 43 del D.L. 269/2003, hanno fatto si che tali rapporti venissero qualificati come rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (espressione ormai desueta) e che i soggetti associati, in relazione a tali rapporti, fossero iscritti alla Gestione Separata ex L. 335/1995, con un aggravio rispetto alla gestione della previdenza prevista per questi soggetti che come è noto prevede che 1/3 dei contributi dovuti sia posto a carico del percipiente; mentre i restanti 2/3 sono posti a carico della ditta committente. Nei rapporti di associazione in partecipazione le quote contributive sono così articolate:

1) 45 % a carico dell’associato;

2) 55 % a carico dell’associante.

 

Il diritto all’accreditamento di tutti i contributi mensili, è condizionato dalla corresponsione di un contributo minimo non inferiore a quello calcolato sul reddito stabilito dall’art. 1, co. 3 della Legge 233/1990. In assenza del rispetto di questo limite l’accreditamento avverrà in ragione proporzionale al rapporto tra i contributi versati e il minimale contributivo, ricondotto a mesi. Il versamento dei contributi avverrà con modello F24 secondo le stesse modalità e gli stessi termini previsti per i rapporti cosidetti Co.co.co.

 

Associazione in partecipazione: aspetti giuridici

Si è detto che l'associazione in partecipazione è un negozio giuridico sinallagmatico obbligatorio, vale a dire a prestazioni corrispettive. La disciplina civilistica prevede una partecipazione, da parte dell'associato, al rischio della gestione dell'impresa (o degli affari dedotti in contratto): questo avviene nel caso in cui il risultato della gestione dell'attività dedotta in contratto (o dei singoli affari) risulti in perdita.

A norma dell’art. 1350 punto 9) del codice civile, il contratto di associazione in partecipazione che preveda il godimento di immobili o di diritti immobiliari, a tempo indeterminato o per un durata eccedente i 9 anni, deve essere redatto a pena di nullità, per atto pubblico o per scrittura privata autenticata.

L’art. 2553 del codice civile stabilisce che: salvo patto contrario, l’associato partecipa alle perdite nella stessa misura in cui partecipa agli utili, ma le perdite che colpiscono l’associato non possono superare il valore del suo apporto.

Se non è diversamente stabilito nel contratto, non esiste nessuna preclusione all’imputazione delle perdite all’associato, beninteso nei limiti del valore del suo
conferimento.

E qui potrebbero sorgere (trattandosi di associazione in partecipazione con apporto di lavoro) problemi di valorizzazione del conferimento dell’associato.

Come andrà valutato l’apporto dell’associato ? Un parametro oggettivo potrebbe essere la retribuzione dovuta ad un soggetto che operasse, con analoghe funzioni, in qualità di dipendente, parametrando il valore dell’apporto di lavoro, alla retribuzione ricavabile dalla tabella prevista dal C.C.N.L. di settore.

A fronte della partecipazione al rischio, essa prevede anche, quale contrappeso, alcuni obblighi di rendicontazione periodica in capo all'associante, che formalizzano un diritto di ingerenza nella gestione in capo all'associato.

Nonostante la partecipazione agli utili e al rischio, l'associazione in partecipazione si distingue nettamente dal contratto di società, dato che l'attività di impresa è esclusivamente demandata all'associante, che assume a sé i relativi diritti ed obblighi.

Ai sensi dell’art. 2550 del codice civile, salvo patto contrario, l’associante non può attribuire partecipazioni per la stessa impresa o per lo stesso affare o per gli stessi affari, senza il consenso dell’associato.

Mentre ai sensi dell’art. 2551 del codice civile, i terzi acquistano diritti ed assumono obbligazioni soltanto verso l’associante, fatto che denota la chiara natura di ditta individuale per l’impresa dell’associante, sebbene sul risultato economico di gestione si configuri (come accade per le imprese familiari) un diritto collettivo alla percezione degli utili o un obbligo collettivo al ripianamento per le perdite, fermo restando l’esistenza di specifiche clausole.

 

I DIRITTI DEI PARTECIPANTI ALL’ASSOCIAZIONE
  • la gestione dell’impresa spetta all’associante
  • all’associato è riconosciuto il diritto al rendiconto dell’affare compiuto o al rendiconto annuale della gestione dell’impresa, se tale gestione si protrae oltre l’anno
  • definizione delle modalità di controllo di gestione esercitabili dall’associato

 

Associazione in partecipazione: aspetti fiscali

Implicazioni ai fini di tassazione I.V.A.

L’art. 5, co. 2-bis, del D.L. 282/2002 ha disposto che: non si considerano effettuate nell’esercizio di arti e professioni le prestazioni di lavoro effettuate dagli associati nell’ambito dei contratti di associazione in partecipazione di cui all’art. 49, co. 2, lett. c) del Testo Unico delle imposte sui redditi, di cui al D.P.R. 917/1986, rese da soggetti che non esercitano per professione abituale altre attività di lavoro autonomo. In virtù di questa norma, le prestazioni dell’associato “di lavoro” sono fuori campo I.V.A.

 

Implicazioni ai fini di tassazione diretta

Le società e gli enti indicati nelle lettere a) e b) del comma 1 dell'art. 73 del testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, operano con obbligo di rivalsa, una ritenuta del 12,50 per cento a titolo d'imposta sugli utili in qualunque forma corrisposti, anche nei casi di cui all'art. 47, comma 7, del predetto testo unico, a persone fisiche residenti in relazione a partecipazioni non qualificate ai sensi della lettera c-bis) del comma 1 dell'art. 67 del citato testo unico n. 917 del 1986, non relative all'impresa ai sensi dell'art. 65 del medesimo testo unico...continua nel PDF scaricabile ⇓

a cura di Enrico Larocca

 

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