I poteri istruttori delle Commissioni Tributarie

Il giudice può ordinare la produzione di un documento quando vi sono già elementi indiziari dei fatti che il documento dovrebbe provare, in una situazione in cui l’ordine di produzione non allarga l’oggetto del giudizio, ma resta sempre nel perimetro delimitato dalle parti. Qualora quindi nel giudizio siano già presenti indizi sugli stessi fatti che una parte intende provare, allora, l’ordine di integrazione probatoria del Pvc da parte del giudice di merito è possibile, a maggior ragione se il processo verbale sia già conosciuto dal contribuente, perché in tal caso l’ordine del giudice non introduce nel processo alcun elemento nuovo. Approfondiamo…

poteri istruttori commissioni tributarieLa Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 16476/2020, ha chiarito rilevanti profili in tema di poteri istruttori delle Commissioni Tributarie.

 

Poteri istruttori delle Commissioni Tributarie: il caso di tribunale

Nel caso di specie, l’Agenzia delle Entrate ricorreva per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria Regionale, che, in riforma della sentenza di primo grado, aveva dichiarato illegittimo l’avviso di accertamento con cui, sulla base di un precedente processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza e notificato alla stessa società, che, in risposta ad esso, aveva prodotto memoria difensiva di cui l’ufficio affermava di avere tenuto conto nell’emissione dell’avviso, erano stati rilevati maggiori redditi a carico della stessa società.

L’Amministrazione finanziaria deduce tra le altre che la società aveva impugnato l’avviso proponendo varie eccezioni processuali e contestando il merito, e che tardivamente, solo prima dell’udienza di trattazione di merito, aveva eccepito il difetto di prova della pretesa erariale per mancata allegazione del processo verbale di constatazione.

In quella sede, la Commissione Tributaria Provinciale, in risposta a tale eccezione, ordinava la produzione di tale documento, e la società contestava tale ordinanza, ritenendola contraria all’art. 7 del Dlgs n. 546 del 1992, in particolare a seguito dell’intervenuta abrogazione legislativa del comma 3 della suddetta norma sui poteri istruttori di ufficio.

Il giudice di primo grado respingeva il ricorso e la società proponeva appello, riproponendo varie questioni, tra cui la legittimità dell’ordinanza di acquisizione del processo verbale ed il difetto di prova per mancata produzione originaria dello stesso.

La Commissione Tributaria Regionale, in accoglimento dell’appello, dichiarava illegittimo l’avviso impugnato.

L’Agenzia delle Entrate impugnava quindi tale sentenza e deduceva, per quanto qui di interesse, la violazione e falsa applicazione degli artt. 18, comma 2, lett. e), 21, comma 1, 24, comma 2, e 57, comma 1, del Dlgs 546 del 1992.

L’Ufficio affermava infatti che la CTR non aveva tenuto conto del fatto che nella costituzione in primo grado la società non aveva eccepito il difetto di prova per mancata produzione del processo verbale di constatazione, e lo aveva fatto solo con una memoria in corso di causa, e quindi tardivamente.

Con un secondo motivo di impugnazione l’Agenzia deduceva poi la violazione dell’art. 7, comma 1, e dell’art. 1, comma 2, Dlgs 546 del 1992, 115, comma 1, seconda parte e 210 c.p.c., dato che i fatti risultanti dal processo verbale di constatazione, ed in particolare il pagamento in nero di alcune somme da parte di alcuni acquirenti di immobili dalla società oggetto di accertamento, non erano stati contestati dal contribuente, cosicché l’ordinanza della CTP non aveva in realtà supplito ad una carenza probatoria.

 

Quali sono i poteri istruttori delle commissioni tributarie secondo la Cassazione

La Suprema Corte, nel ritenere il ricorso fondato, evidenzia innanzitutto che l’art. 7, comma 1, Dlgs. 546 del 1992 stabilisce che:

Le commissioni tributarie, ai fini istruttori e nei limiti dei fatti dedotti dalle parti, esercitano tutte le facoltà di accesso, di richiesta di dati, di informazioni e chiarimenti conferite agli uffici tributari ed all’ente locale da ciascuna legge d’imposta”.

Nella specie, peraltro, emergeva dagli atti che l’avviso di accertamento impugnato era motivato con riferimento ad un precedente processo verbale di constatazione, la cui mancata conoscenza da parte del contribuente non era mai stata eccepita.

Il problema processuale consisteva dunque solo nel fatto che il suddetto processo verbale non era stato allegato all’avviso di accertamento notificato.

E, come visto, al riguardo, mentre la CTP ne aveva ordinato, in sede processuale, l’acquisizione, la CTR aveva invece ritenuto tale provvedimento illegittimo,…

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