Emergenza Coronavirus: novità sugli acconti con il metodo previsionale a giugno

Il decreto “liquidità” in relazione all’emergenza CoronaVirus consente, a certe condizioni, ai soggetti interessati, di calcolare gli acconti delle imposte sui redditi e dell’IRAP, da versare nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019, secondo il metodo previsionale (ovvero sulla base dell’imposta presumibilmente dovuta per l’anno in corso) in luogo del metodo storico (e cioè sulla base del quantum derivante dalle dichiarazioni dell’anno precedente) senza incorrere in sanzioni e interessi.

decreto liquidità acconti metodo previsionaleIl decreto legge 8 aprile 2020, n. 23, dal titolo “Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali”, cd. decreto “liquidità”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 94, dell’8 aprile 2020, tra le diverse misura contenute finalizzate a fronteggiare l’emergenza da COVID-19, contiene all’art. 20, misure finalizzate a ridurre le problematiche legate al versamento degli acconti di giugno a seguito della grave crisi economica conseguente al “lockdown” imposto dal governo, come misura di contenimento del virus pandemico.

 

Gli acconti di imposta: cenni

Una volta terminata la compilazione della dichiarazione reddituale vengono calcolate le somme dovute o eventualmente a credito; il contribuente deve procedere al pagamento del debito dovuto, entro i termini stabiliti, e dell’eventuale acconto dovuto per l’anno d’imposta in corso.

Sono obbligati al versamento dell’acconto i soggetti:

  • Ires;
  • Irpef;
  • forfettari (di cui alla Legge 190/2014);
  • minimi (di cui al DL. 98/2011);
  • che hanno redditi da locazione assoggettati a cedolare secca;
  • che versano Ivie e/o Ivafe.

Salvo proroghe, con riferimento all’IRPEF il saldo e l’eventuale prima rata di acconto devono essere versati entro il 30 giugno dell’anno in cui si presenta la dichiarazione, oppure entro i successivi 30 giorni pagando una maggiorazione dello 0,40%.

La scadenza per l’eventuale seconda o unica rata di acconto è invece il 30 novembre.

I versamenti a saldo e l’eventuale primo acconto IRES devono essere eseguiti entro l’ultimo giorno del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta, oppure entro il trentesimo giorno successivo, maggiorando le somme dello 0,40 per cento, a titolo di interesse corrispettivo.

Sono previste regole specifiche per i soggetti, che in base a disposizioni di legge, approvano il bilancio oltre il termine di quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio.

 

Decreto liquidità e acconti d’imposta 2020

Le regole generali sul calcolo dell’acconto IRPEF, IRES e IRAP prevedono che esso venga effettuato sulla base del cd. metodo storico, ovvero sulla base dell’imposta dovuta per l’anno precedente, al netto di detrazioni, crediti d’imposta e ritenute d’acconto risultanti dalla relativa dichiarazione dei redditi.

In alternativa, ove per l’anno in corso si presuma di avere un risultato economico inferiore rispetto all’anno precedente, è possibile utilizzare il cd. metodo previsionale, ovvero calcolare il dovuto sulla base dell’imposta presumibilmente dovuta per l’anno in corso, considerando, quindi, i redditi che il contribuente ipotizza di realizzare, nonché gli oneri deducibili e detraibili che dovrebbero essere sostenuti, i crediti d’imposta e le ritenute d’acconto.

Come anche chiarito dal Governo nella relazione illustrativa che ha accompagnato la presentazione del decreto “liquidità”, tale scelta può comportare la riduzione o il non pagamento dell’acconto, ma, al contempo, espone il contribuente al rischio di effettuare i versamenti in acconto in misura inferiore rispetto a quanto realmente dovuto, con l’eventuale successiva applicazione di sanzioni e interessi sulla differenza non versata.

 

Le sanzioni per gli errori nel versamento dell’acconto

Ai sensi dell’articolo 13, del D.Lgs. n. 471 del 1997, chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze:

  • i versamenti in acconto;
  • i versamenti periodici;
  • il versamento di conguaglio o a saldo dell’imposta risultante dalla dichiarazione, detratto in questi casi l’ammontare dei versamenti periodici e in acconto, ancorché non effettuati,

è soggetto a sanzione amministrativa pari al trenta per cento di ogni importo non versato, anche quando, in seguito alla correzione di errori materiali o di…

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