Fermo amministrativo al rimborso IVA: le Sezioni Unite limitano gli spazi applicativi

In caso di richiesta di rimborso di un credito IVA, l’amministrazione finanziaria, che abbia chiesto e ottenuto garanzia dal contribuente, non può fare uso, durante il periodo di vigenza di detta garanzia, degli strumenti cautelari, rispetto ad essa alternativi.
In ordine ad uno stesso credito del contribuente, le Sezioni Unite hanno così escluso la possibilità di emettere il provvedimento di fermo durante il periodo di vigenza della garanzia (cauzione, fideiussione bancaria o polizza fideiussoria assicurativa) prestata dal contribuente, poiché tale duplice cautela risulta, da una parte, ingiustificata per l’Erario, che può rivalersi sulla garanzia già prestata e a sua disposizione, ed implica, dall’altra, un carico eccessivo per il contribuente, che, oltre all’onere della prestazione della garanzia, vede il medesimo suo credito sottoposto a fermo.

Fermo amministrativo al rimborso iva: le Sezioni Unite limitano gli spazi applicativiFermo amministrativo dei crediti

La disciplina del c.d. fermo amministrativo dei crediti trova residenza nella norma ex art. 69, comma 6, del R.D. n. 2440 del 18 novembre 1923, secondo cui “qualora un’Amministrazione dello Stato che abbia, a qualsiasi titolo ragione di credito verso aventi diritto a somme dovute da altre Amministrazioni, richieda la sospensione del pagamento, questa deve essere eseguita in attesa del provvedimento definitivo”.

E’ bene poi dire che, precipuamente, le Agenzie fiscali assumono tale strumento (di natura cautelare) in forza del successivo comma 7, inteso a specificare che “tra le Amministrazioni dello Stato devono intendersi le Agenzie da esso istituite, anche quando dotate di personalità giuridica”[1].

La normativa è stata spesso coinvolta, con esiti tra loro diversi, nel contraddittorio processuale tributario da numerosi anni.

 

Fermo amministrativo al rimborso iva: novità legislative

Tuttavia, tra gli elementi di novità tracciati dal D.Lgs n. 156/2015, la norma voluta dal legislatore – per sancire l’immediata efficacia esecutiva della sentenza del giudice tributario, ancorché la pronuncia sia stata oggetto d’impugnazione e non sia perciò passata in cosa giudicata (art. 67-bis D.Lgs. n. 546/1992) – costituiva uno dei motivi invocati per meglio affrontare il tema della questione sulla legittimità dell’opposizione al rimborso Iva, da parte dell’Amministrazione finanziaria, del fermo amministrativo del pagamento, ciò a tutela delle proprie ragioni di credito e nell’ipotesi in cui la pretesa creditoria “pubblica” non è ancora certa, liquida ed esigibile.

Con l’ordinanza n. 16567/2019, la Corte di cassazione – in effetti – poneva al vaglio interpretativo delle Sezioni Unite il caso del fermo amministrativo del pagamento, in presenza dei presupposti per l’esercizio di questa misura cautelare, ai sensi dell’art. 23, D.Lgs. n. 472/1997, ovvero anche di quella prevista dall’art. 69 della Legge di contabilità dello Stato (R.D. n. 2440/1923).

L’occasione per lo scrutinio delle problematiche di specie era fornito da una istanza di rimborso di un credito IVA per l’anno di imposta 2008, corredata, su richiesta dell’Ufficio, da una fideiussione prestata ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38 bis, nel testo applicabile ratione temporis.

 

Dalla sospensione all’accoglimento del rimborso

Alla società istante veniva notificata la sospensione del rimborso, ex D.Lgs. n. 472 del 1997, ex art. 23, comma 2, fino alla definizione della lite su un avviso di rettifica e liquidazione in tema di imposta di registro.

Il giudice tributario competente, accoglieva però il ricorso proposto dalla società avverso detto provvedimento di sospensione, per esser venuto meno il carico pendente, a seguito dell’annullamento del descritto accertamento decretato da una sentenza emessa (nelle more) dalla medesima commissione.

Veniva rigettato poi l’appello dell’ufficio, atteso che la sospensione del rimborso IVA era disciplinata dalla disposizione speciale di cui all’art. 38-bis del D.P.R. n. 633/1972, incentrata su un compiuto sistema di garanzie a tutela dell’interesse dell’Erario, tale da escludere l’applicabilità di altre norme di analogo contenuto ed, in particolare, del fermo amministrativo.

I giudici d’appello osservavano, inoltre, che l’art. 23, comma 2, D.Lgs n.472/1997, nella formulazione applicabile ratione temporis, consentiva la sospensione del rimborso in ipotesi di contestazione di sanzioni, ma ne escludeva la perdurante vigenza, quando, come nella specie, l’atto di irrogazione delle sanzioni fosse stato annullato, per quanto non definitivamente.

Il provvedimento interlocutorio, presente nella richiamata ord. n. 16567/2019, si rendeva necessario in ragione del forte contrasto giurisprudenziale formatosi in materia.

In ordine alla asserita compatibilità tra il fermo amministrativo e la disciplina dei rimborsi IVA ex art. 38-bis del D.P.R….

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