Denaro, gioielli, mobili e opere d’arte nella successione

Denaro, gioielli, mobili e opere d’arte sono tassati nella successione?
La normativa presenta aspetti differenti a seconda del tipo bene facente parte dell’attivo: in questo articolo analizziamo i diversi obblighi fiscali.

Denaro, gioielli, mobili e opere d’arte nella successioneDi denaro, gioielli, mobili e opere d’arte nella successione, ne tratta l’articolo 9 del T.U.S. (D.Lgs. 31 ottobre 1990 n. 346), comma 2:

Si considerano compresi nell’attivo ereditario denaro, gioielli e mobilia per un importo pari al dieci per cento del valore globale netto imponibile dell’asse ereditario anche se non dichiarati o dichiarati per un importo minore, salvo che da inventario analitico redatto a norma degli articoli 769 e seguenti del codice di procedura civile non ne risulti l’esistenza per un importo diverso”.

Preliminarmente è da fare una osservazione, relativamente alla franchigia (che per il coniuge ed in linea retta al momento è di euro 1.000.000): la si deve detrarre, dal conteggio (Cass. n. 8191/2011) [1].


Esempio

Eredità devoluta da un genitore a due figli per un valore complessivo di 2.200.000, cui aggiungere denaro, gioielli e mobilia dichiarati per 10.000.

Presunzione di denaro per un ammontare complessivo di Euro 20.000 (2.200.000 – 1.000.000 x 2 = 200.000 x 10%). Superiore quindi a quanto dichiarato, che a questo punto risulta del tutto ininfluente (Cass. n. 4751/2008).

L’entità della presunzione può essere diversa per ciascun erede, dipendendo dalla quota e franchigia personali.


Denaro, gioielli, mobili e opere d’arte nella successione: i valori

La Cassazione (sentenza n. 4751 del 25 febbraio 2008) è intervenuta in un caso di qualche bene di cui all’art. 9 del T.U.S. dichiarato:

“il valore presunto di tali beni comprende anche quanto eventualmente dichiarato dal contribuente, con la conseguenza che è illegittima la pretesa del fisco di calcolare la percentuale presuntiva del dieci per cento sull’attivo ereditario, dopo avere aggiunto il valore dichiarato dall’erede per denaro, gioielli e mobilia.

In presenza, pertanto, di un valore dichiarato inferiore a quello presunto, l’imposta principale di successione deve essere sempre calcolata, per quanto riguarda i beni mobili, sul valore presunto, mentre l’imposta complementare deve essere liquidata sulla differenza tra valore presunto e quello dichiarato”.

Ma la presunzione de quo è relativa e che, per quanto riguarda la redazione dell’inventario, è necessario soltanto che il predetto documento abbia tutti i requisiti sostanziali e formali richiesti dal codice civile e dal codice di procedura civile.

Pertanto non è necessario che la redazione dello stesso sia preceduta dall’apposizione dei sigilli.

L’inventario dovrà essere compilato con l’osservanza delle norme prescritte dall’articolo 775 c.p.c. e dovrà contenere la esatta descrizione di tutti i beni (denaro, gioielli e mobili) di appartenenza del de cuius (Ris. Agenzia delle Entrate n. 212/1995).

Una osservazione importante: qualora il valore dichiarato dei beni indicati all’art. 9 T.U.S. dovesse risultare superiore a quello presuntivo, la base imponibile sarà costituita dall’importo dichiarato (Cassazione n 31086 del 5 dicembre 2019).

Ma c’è una deroga; tale presunzione non si applica qualora l’esistenza dei suddetti beni risulti, per un importo diverso (e inferiore dal 10% dell’asse), da inventario analitico redatto a norma dell’articolo 769 e seguenti del c.p.c..

 

Il denaro

Per quanto concerne la definizione di denaro, la Cassazione (n. 8191/2011, che ha cassato C.T.R. Lazio del 13/01/2005) (e anche Cass. n. 8198/2011) ha stabilito che la stessa non ricomprende il saldo attivo del conto corrente, in quanto lo stesso rappresenta “l’ammontare del credito di cui il cliente può disporre in ogni momento”.

Come tale concorre alla costituzione dell’attivo ereditario in sé e per sé”. Quindi il saldo del c/c non rientra nella presunzione del denaro ed è considerato a sé stante.

 

I gioielli

Mentre, relativamente ai gioielli, si devono intendere “quelli di ornamento e non di commercio o di investimento” (sentenza n. 6684 del 16 ottobre 1990, Commissione Tributaria Centrale, sez….

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it