Il Fisco può sempre opporre il proprio credito in compensazione

Il Fisco può procedere alla compensazione giudiziale dei crediti vantati dal contribuente a fronte di propri contro-crediti nei confronti dello stesso soggetto. Segnaliamo l’interessante caso di un istituto di credito a cui è stata opposta la compensazione successivamente alla richiesta di rimborso di un credito fiscale rilevato onerosamente da un contribuente terzo.

Il Fisco può sempre opporre il proprio credito in compensazioneIl caso: cessione del proprio credito in compensazione

 

L’Ordinanza n. 21082 del 7/8/2019

 

In occasione della presentazione della dichiarazione dei redditi per l’anno d’imposta 2009, una società chiedeva il rimborso del credito d’imposta Ires “risultante dalla dichiarazione Modello Unico 2003 e riportato di anno in anno”, ammontante ad € 1.300.000.

In data 27.11.2011 la società, con atto pubblico, cedeva tale credito d’imposta a due istituti di credito, i quali, in data 30.11.2012, provvedevano a presentare all’Ufficio istanza di rimborso del credito vantato.

Avverso il maturato silenzio-rifiuto, una banca proponeva ricorso innanzi la Commissione provinciale di Padova, che, accogliendolo, condannava l’Ufficio al rimborso della somma richiesta.

 

Il ricorso per Cassazione: tre motivi di censura

 

A seguito del rigetto dell’appello, l’Ufficio proponeva ricorso per cassazione affidandosi a tre motivi di censura, due dei quali venivano accolti dalla Suprema Corte, che cassava la sentenza dei giudici regionali, rinviando, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale del Veneto in diversa composizione.

Per giungere alla loro conclusione, gli Ermellini partono dalla considerazione che non risultava contestata dalle parti (emergendo financo dal testo della sentenza impugnata) la circostanza che l’Ufficio vantasse crediti erariali iscritti a ruolo a titolo definitivo “sia nei confronti delle banche incorporate Cassa di Risparmio (Euro 9.980) e Banca Antonveneta (Euro 6.782) che nei confronti della incorporante Banca del Monte dei Paschi (Euro 618.779), oltre a crediti non ancora definitivi relativi a controversie in corso”.

Non poteva, pertanto, ritenersi giuridicamente corretta la decisione dei giudici di primo grado di rigettare l’eccezione dell’Ufficio di compensazione dei crediti, sulla scorta della considerazione che i ruoli opposti costituivano “un mero atto interno non capace di paralizzare la richiesta del contribuente stesso”, dal momento che – giusto il combinato disposto dagli artt. 1, 12 e 49 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 “l’iscrizione a ruolo definitivo attesta la titolarità da parte dell’Amministrazione finanziaria di un credito liquido ed esigibile nei confronti del contribuente e costituisce titolo esecutivo legittimante la riscossione della somma iscritta ruolo anche mediante esecuzione forzata”.

Né tanto meno poteva trovare miglior sorte “la tesi esposta dalla controricorrente secondo cui l’Amministrazione finanziaria, al fine di poter opporre in compensazione il proprio credito nel corso del giudizio per il rimborso del credito di imposta promosso dal contribuente, doveva emettere un autonomo provvedimento di sospensione a norma del D. Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 23”.

 

Quale strada per la tutela del credito: pubblicistica o privatistica

 

Secondo i Supremi giudici, infatti, l’Ufficio – attraverso tale istituto[1], come anche attraverso il c.d. fermo amministrativo, disciplinato dall’art. 69, u.c. del R.D. n. 2440/1923 – sceglie di percorrere la strada pubblicistica per tutelare il proprio credito, adottando “discrezionalmente provvedimenti autoritativi (comunque soggetti ad impugnazione e controllo giurisdizionale) con i quali l’ente impositore dispone unilateralmente la sospensione del pagamento o pronuncia la compensazione nei confronti del contribuente titolare del credito principale, provvedimenti che normalmente non sono di spettanza delle parti ma competono alla autorità giudiziaria”.

In alternativa – però – l’Erario può sempre scegliere di agire su un piano privatistico, ricorrendo all’istituto della compensazione legale e giudiziale disciplinato dall’art. 1243 c.c. per “opporre a propria volta in compensazione l’esistenza di un proprio controcredito anch’esso certo, liquido ed esigibile, con la conseguenza che il giudice, verificata la sussistenza dei requisiti del controcredito…

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