Distacco transnazionale illecito o autentico? Cosa viene valutato in sede di ispezione

Il distacco transnazionale permette di impiegare i lavoratori per un periodo limitato di tempo presso un distaccatario in un Paese diverso da quello in cui egli normalmente lavora. Ma molti sono i limiti entro i quali tale operazione può essere effettuata, al punto che l’INL, nelle more del recepimento della Direttiva 2018/957/UE (la quale dovrà trovare attuazione nel nostro ordinamento entro il 30.07.2020), ha fornito specifiche istruzioni volte a chiarire quando esso è legittimo e quando invece non può essere considerato autentico.

 

Distacco del lavoratore e distacco transnazionale: l’evoluzione normativa

 

Il distacco, ossia quella modalità di espletamento della prestazione lavorativa che mette a disposizione il soggetto prestatore a disposizione di un altro soggetto, temporaneamente e per un preciso obiettivo, come noto, può essere effettuato anche in maniera difforme e nei fatti risultare non autentico.

Considerato poi che esso può essere effettuato anche con l’estero, allora la casistica risulta maggiormente di rilievo; per tale ragione, in modo da fornire un quadro chiaro agli organi ispettivi, l’Ispettorato del Lavoro ha pubblicato un vademecum con precise istruzioni, indagini e indici da tenere in considerazione per accertare l’effettiva genuinità dell’istituto; tale strumento appare però altrettanto utile per datori di lavoro e loro intermediari, i quali possono così avere un quadro chiaro degli strumenti idonei a dimostrare la legittimità del distacco transnazionale.

Allo scopo di prevenire tali difformità, il D.Lgs. n. 136/2016, che si occupa proprio di distacco transnazionale di lavoratori (in attuazione di quanto previsto a livello comunitario con la Direttiva 2014/67/UE), ha introdotto nel nostro ordinamento delle misure che tutelano i lavoratori dall’utilizzo difforme e non autentico del distacco effettuato dalle imprese stabilite in un altro Stato membro dell’Unione Europea ovvero in un Paese extra-UE.

A seguito della Direttiva 2014/67/UE, la legislazione europea è intervenuta nuovamente sul tema, con la Direttiva 2018/957/UE, ancora però non recepita nel nostro Paese (la quale dovrà essere recepita entro il 30 luglio 2020).

Così, in relazione al distacco transnazionale tante sono le questioni da tenere a mente, soprattutto al fine di evitare che in sede di ispezione il distacco medesimo venga considerato non autentico da parte degli organi preposti.

 

Che cos’è il distacco del lavoratore

 

L’istituto del distacco è previsto all’interno del D.Lgs. n. 276/2003, e precisamente dall’art. 30, il quale prevede espressamente che

L’ipotesi del distacco si configura quando un datore di lavoro, per soddisfare un proprio interesse, pone temporaneamente uno o più lavoratori a disposizione di altro soggetto per l’esecuzione di una determinata attività lavorativa”.

 

Esso comporta inoltre specifiche condizioni, le quali sono previste sempre dall’art. citato:

  1. il datore di lavoro rimane responsabile del trattamento economico e normativo a favore del lavoratore;
  2. quando il distacco comporta un mutamento di mansioni, esso può avvenire solo se il lavoratore interessato è d’accordo;
  3. se il distacco comporta un trasferimento a una unità produttiva sita a più di 50 km da quella in cui il lavoratore normalmente lavora, il distacco può avvenire soltanto se ci sono comprovate ragioni tecniche, organizzative, produttive o sostitutive.

 

Ancora, per la legittimità del distacco, la Circolare MLPS n. 3/2004 e la risposta all’Interpello n. 1/2011, richiedono anche che esso sia fondato su specifiche condizioni, ossia l’interesse del distaccante (specifico, rilevante, concreto, persistente, accertato caso per caso), la temporaneità del distacco, e il fine sotteso al medesimo (lo svolgimento di una specifica attività lavorativa).

 

Il distacco transnazionale

distacco transnazionale illecito

 

Il distacco transnazionale comporta il medesimo rapporto tra datore di lavoro distaccante, distaccatario e lavoratore, con la differenza che esso comporta un trasferimento del lavoratore presso una sede di lavoro sita in un altro Paese.

Le previsioni in materia di distacco transnazionale sono contenute nel D.Lgs. n. 136/2016 (che recepisce la Direttiva 2014/67/UE), e dal Decreto Ministeriale 10.08.2016, con il quale sono stati definiti specifici standard operativi e regole di trasmissione per la comunicazione obbligatoria preventiva, a cura del datore di lavoro.

 

E infatti per lavoratore in distacco transnazionale,…

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