Accertamento fiscale: la pretesa dell’Agenzia entrate va sempre motivata

di Davide Di Giacomo

Pubblicato il 31 agosto 2019

La pretesa fiscale sottostante un avviso di accertamento deve essere motivata, il Fisco deve sempre motivare l’accertamento spiegando le ragioni e perché non ha accolto le eventuali giustificazioni proposte dal contribuente.
Prendendo spunto da una recente sentenza di Cassazione, analizziamo quali sono gli obblighi dell'ufficio impositore e quali valutazioni può fare il Giudice, il quale non è obbligato a seguire le circolari amministrative dell’Agenzia dell Entrate.

Il giudice del merito deve fondare il proprio convincimento su deduzioni logiche di ragionevole probabilità che possono supportare la presunzione di fondatezza della pretesa fiscale. Le presunzioni devono avere i caratteri della gravità precisione e concordanza, salvo il diritto del contribuente di fornire la prova contraria.

Il principio è contenuto nella recente sentenza n. 16003/2019 della Cassazione da cui emerge che il giudice non è obbligato, altresì, a seguire le circolari amministrative dell’Agenzia ma può attribuire alle stesse rilevanza probatoria nel contesto di un quadro induttivo.

 

Avviso di accertamento fiscale: normativa

L’art. 38 del Dpr n. 600/1973 contiene disposizioni sull’accertamento sintetico, consentendo all’ufficio finanziario di determinare induttivamente gli elementi di capacità contributiva individuando un numero di “campioni significativi di contribuenti”, a condizione che il reddito complessivo ecceda di almeno un quinto di quello dichiarato. In tal caso l’ufficio deve invitare il contribuente a fornire dati e notizie rilevanti per l’accertamento e avviare la procedura di accertamento con adesione.

L’art. 39 del Dpr. n. 600/1973, invece, disciplina il potere di accertamento dell’ufficio finanziario che in presenza di irregolarità contabili può procedere ad accertamento analitico, utilizzando gli stessi dati fornit