Nuovo documento in appello, ammesso con motivazione

Contenzioso tributario e processo tributario, sentenze e ordinanze

Il problema dei nuovi documenti da produrre in giudizio

Nel giudizio tributario la parte può produrre in appello nuovi documenti, anche se preesistenti al giudizio di primo grado.

Tuttavia, anche se il giudice abbia ritenuto erroneamente l’inammissibilità del documento, la parte è tenuta ad indicare le ragioni per le quali il documento trascurato poteva dar luogo ad una decisione diversa e indicarlo nelle motivazioni del ricorso, pena l’inammissibilità dell’atto (Cass. n. 1140/2019).

Sul tema l’art. 58 D Lgs n. 546/92, non modificato dagli ultimi provvedimenti normativi, stabilisce al primo comma che il giudice d’appello non può disporre nuove prove, salvo che non le ritenga necessarie ai fini della decisione o che la parte dimostri di non averle potute fornire nel precedente grado di giudizio per causa ad essa non imputabile; al secondo comma prevede che le parti possono produrre nuovi documenti in secondo grado.

Il termine

Si evidenzia che nel processo tributario la produzione di documenti nuovi in appello, di cui al suddetto art. 58, deve avvenire entro venti giorni liberi antecedenti l’udienza di comparizione; l’inosservanza di detto termine può essere sanata ove il documento sia stato già prodotto, anche irritualmente, nel giudizio di primo grado, atteso che nel processo tributario i fascicoli sono inseriti in modo definitivo nel fascicolo d’ufficio sino al passaggio in giudicato della sentenza, e che la documentazione entra automaticamente e “ritualmente” nel giudizio di impugnazione.

In controtendenza è l’art. 345 Cpcp secondo cui nel giudizio d’appello non possono proporsi e, ove proposte, devono essere dichiarate inammissibili. In ambito civile il divieto di proporre di nuove domande  riguarda non solo le domande e le eccezioni ma anche le contestazioni nuove, ossia quelle non esplicate in primo grado, le quali sono da ritenere inammissibili (Cass. n. 2529/2018).

Nel giudizio di appello civile non sono ammessi nuovi mezzi di prova e nuovi documenti, neppure se essi siano indispensabili, essendo consentito solo se la parte dimostra di non averli potuto produrre in primo grado (Cass., n. 26522/2017).

Il caso

Nella fattispecie in esame il contribuente ha impugnato l’avviso di liquidazione d’imposta complementare per decadenza dalle agevolazioni fiscali relative ad un appezzamento di terreno agricolo. In primo grado la CTP accoglieva il ricorso, decisione confermata in sede di appello.       

L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione eccependo la violazione e falsa applicazione dell’art. 58, comma 2, del D.Lgs. n. 546/92 per aver escluso del documento (comunicazione del Comune competente) il quale attestava come, a quell’epoca, i terreni fossero interessati da attività estrattiva, nonostante la norma consenta alle parti di produrre nuovi documenti in appello.

Il parere della Corte

La Corte ha affermato che ormai è un principio consolidato nella giurisprudenza quello secondo cui le parti possono produrre in appello nuovi documenti, anche ove preesistenti al giudizio di primo grado. Invero, in tale materia, non trova applicazione l’art. 345, comma 3,  Cpc (divieto di proporre domanda nuove in appello), in quanto la materia è regolata dal citato art. 58 D.Lgs. n. 546/92, il quale permette alle parti di produrre liberamente i documenti anche in sede di appello, sebbene preesistenti al giudizio di primo grado (Cass. n. 27774/2017). In materia di produzione documentale in appello non trova, comunque, applicazione la preclusione di cui all’art. 345 Cpc in quanto la materia è disciplinata dall’art. 58, co 2, D Lgs n. 546/92 per il quale le parti possono liberamente produrre i documenti anche in secondo grado.

Premesso che la CTR ha ritenuto erroneamente inammissibile il documento prodotto dall’Ufficio finanziario, i giudici hanno affermato che l’Agenzia delle entrate ha omesso comunque di esporre le ragioni per cui tale documento…

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