Nuove luci sulla opposizione all’esecuzione della riscossione coattiva

Il presente scritto prospetta il dubbio che, sgombrato il campo sulla possibilità di avanzare opposizione all’esecuzione nel procedimento di riscossione coattiva, potrebbe però rinvigorirsi il dubbio sulla giurisdizione relativa alle liti riguardanti i pignoramenti fondati su crediti erariali

Il presente scritto, nel riepilogare brevemente i contenuti di una sentenza della Corte Costituzionale che ha riguardato la parziale incostituzionalità dell’art 57 D. P. R.  n.  602/1973, prospetta il dubbio che, sgombrato il campo sulla possibilità di avanzare opposizione all’esecuzione nel procedimento di riscossione coattiva, potrebbe però rinvigorirsi il dubbio sulla giurisdizione relativa alle liti riguardanti i pignoramenti fondati su crediti erariali.

Esigenze di esposizione impongono di avviare, pertanto, la trattazione proprio dall’intervento della Corte Costituzionale.  

Corte Cost.  n.  114/2018

Dopo anni in cui vi erano state ampie rimostranze della dottrina, la Consulta ha recentemente e ha aperto spiragli alla difesa del contribuente sulla opposizione alla esecuzione della riscossione coattiva.

Ciò è avvenuto grazie alla questione sollevata, in via tra loro separata, dai Tribunali di Sulmona e Trieste, nell’ambito di giudizi di esecuzione nel corso dei quali era emersa la dubbia legittimità costituzionale della disposizione di cui all’art.  57 del D.P.R. n.  602/1973, nella parte in cui prevede(va) l’inammissibilità delle opposizioni di cui all’art.  615 c.p.c., fatta eccezione per quelle concernenti la pignorabilità dei beni[1], nonché delle opposizioni di cui all’art.  617 c. p. c., relative alla regolarità formale e alla notificazione del titolo esecutivo.

Come accennato, il Giudice delle Leggi (Corte cost.  31 maggio, 2018, n.  114) – rilevando il caso di una vera e propria privazione di ogni tutela del contribuente – dichiarava (appunto) costituzionalmente illegittimo l’art.  57, comma 1, lett.  a), D.P.R. 602/73 nella parte in cui vieta(va), nelle controversie che riguardano gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento o all’avviso di cui all’art.  50 del medesimo decreto, le opposizioni regolate dall’art.  615 c. p. c..

Tale responso ha finito, almeno apparentemente, con il “ridisegnare”, quanto meno parzialmente, la mappa delle tutele vantabili dal contribuente che decidesse di interporre una azione di opposizione avverso la riscossione coattiva avviata dall’ agente della riscossione.

Così il nuovo quadro delineato dalla Consulta, in effetti, è stato inflitto un vero e proprio “colpo di spugna” alla preclusione a promuovere l’opposizione all’esecuzione ex art.  615, c. p. c.  oltre i casi, prima comunque consentiti, di questioni inerenti la pignorabilità dei beni.  

La decisione qui scrutinata giungeva alla descritta conclusione rilevando che il combinato disposto della norma sul riparto di giurisdizione (ex art.  2 del D. Lgs.  n.  546/1992[2]) e quello contenente preclusioni ad un certo tipo di azione giudiziale (ex art. 57 del D. P. R.  n.  602/1973[3]), finiva per comportare un diniego assoluto di tutela in un ampio novero di ipotesi, quali (ad esempio) l’esecuzione avviata nonostante l’intervenuto pagamento del debito successivamente alla definitività del titolo esecutivo o, anche, la sopravvenuta prescrizione del credito tributario.  

In vero, in tali casi e come da più parti era stato osservato, il precedente assetto normativo privava il contribuente – nonostante l’inesigibilità, a vario (e descritto) titolo del debito – della possibilità sia di proporre un ammissibile ricorso alle Commissioni tributarie sia di interporre impedimenti alla esecuzione coattiva, salva solo (ed esclusivamente) un’azione risarcitoria per danni, una volta conclusa l’azione esecutiva (art.  59 del D. P. R.  n.  602/1973).  

Ma la Corte Costituzionale ha stavolta affermato, senza mezzi termini, la presenza di una “ingiustificata limitazione di tutela giurisdizionale”, tale da non poter superare il vaglio di costituzionalità “visto che la possibilità di attivare il sindacato del giudice su atti immediatamente lesivi appartiene al diritto, inviolabile e quindi…

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