Nessuna interruzione dei processi quando l'ente pubblico cambia veste da Equitalia ad Agenzia delle Entrate

La Corte di Cassazione – con la sent. n. 15003 dell’8.6.2018 – ha risolto, fornendo una soluzione negativa, la questione con la quale si invocava la interruzione dei processi (in cui era, ed è, coinvolto l’esattore) in ragione dello scioglimento e della conseguente cancellazione d’ufficio dal registro delle imprese ed estinzione delle società del gruppo Equitalia disposta con D.L. n. 193 del 2016.

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Il quadro normativo che ha distinto il passaggio da Equitalia all’ Agenzia-Entrate-Riscossione

Il D.L. n. 193 del 2016, art. 1, comma 1, prevede che: “A decorrere dal 1 luglio 2017 le società del Gruppo Equitalia sono sciolte. Le stesse sono cancellate d’ufficio dal registro delle imprese ed estinte, senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione….”

Il D.L. n. 193 del 2016, art. 1, comma 2, dispone che: “dalla data di cui al comma 1, l’esercizio delle funzioni relative alla riscossione nazionale, di cui al D.L. 30 settembre 2005, n. 203, art. 3, comma 1, convertito, con modificazioni, dalla L. 2 dicembre 2005, n. 248, riattribuito all’Agenzia delle Entrate di cui al D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300, art. 62, è svolto dall’ente strumentale di cui al comma 3“.

Il comma 3, espressamente richiamato dalla precedente disposizione normativa, recita: “Al fine di garantire la continuità e la funzionalità delle attività di riscossione, è istituito un ente pubblico economico, denominato “Agenzia delle Entrate – Riscossione” sottoposto all’indirizzo e alla vigilanza del Ministro dell’economia e delle finanze. L’Agenzia delle Entrate provvede a monitorare costantemente l’attività dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione, secondo principi di trasparenza e pubblicità.

L’ente subentra, a titolo universale, nei rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali, delle società del Gruppo Equitalia di cui al comma 1 e assume la qualifica di agente della riscossione con i poteri e secondo le disposizioni di cui al titolo 1, capo 2 e al titolo 2, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602. L’ente ha autonomia organizzativa, patrimoniale, contabile e di gestione”.

Le norme processuali di riferimento

L’ art. 40 D. Lgs. n. 546/1992 disciplina l’interruzione del processo tributario; essa si verifica in uno dei casi espressamente riportati da tale norma e, tra questi, quello della la morte della parte; in tale ipotesi il processo è interrotto in attesa che il successore universale venga ad assumere la sua posizione.

Se tale evento si avvera dopo l’ultimo giorno per il deposito di memorie in caso di trattazione della controversia in camera di consiglio ovvero dopo la chiusura della discussione in pubblica udienza, esso non produce effetto a meno che non sia pronunciata sentenza e il processo prosegua davanti al giudice adito.

L’interruzione è dichiarata dal presidente della sezione con decreto, che è suscettibile di reclamo davanti alla commissione tributaria.

Soccorrono poi alcune norme del codice di procedura civile, soprattutto per quel che riguarda l’ampio contenzioso in cui l’esattore assume il ruolo di contraddittore innanzi il giudice ordinario.

A tal proposito, va ricordato che l’art. 110 c.p.c. disciplina la successione nel processo, stabilendo che quando la parte vien meno per morte o per altra causa, il processo è proseguito dal successore universale.

Dal canto suo, l’art. 299 del medesimo Codice di rito afferma che, se prima della costituzione in cancelleria o all’udienza davanti al giudice istruttore, sopravviene la morte oppure la perdita della capacità di stare in giudizio di una delle parti o del suo rappresentante legale o la cessazione di tale rappresentanza, il processo è interrotto (salvo che coloro ai quali spetta di proseguirlo si costituiscano volontariamente, oppure l’altra parte provveda a citarli in riassunzione).

Infine, il successivo art. 300 dispone che se alcuno degli eventi sopra richiamati si avvera nei riguardi della parte che si è costituita a mezzo di…

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