Avvocato del libero foro: costituzione nulla per l'Agenzia delle Entrate

L’ufficio dell’Agenzia Entrate Riscossione nei cui confronti è proposto il ricorso, non può farsi assistere da un avvocato del libero foro iscritto nel relativo albo professionale.

Tuttavia la mancanza del potere di rappresentanza, rilevabile in ogni stato e grado del giudizio, anche in sede di legittimità, può essere sanata in fase di impugnazione ossia anche in appello ai sensi dell’art. 182 C.p.c. (CTR Campania n. 443/2018).

Si prende spunto da questa interessante decisione per tracciare le linee guida dell’assistenza tecnica nell’ambito del processo tributario ex art.12 del D. Lgs n. 546/1992.

Il caso

La controversia prende origine dall’impugnativa proposta dalla società contribuente avverso una serie di cartelle di pagamento a titolo di Irap, Ires ed Iva eccependone l’illegittimità per omessa precedente notifica.

L’Agente della riscossione, già Equitalia Sud, si è costituito in giudizio rappresentata e difesa da un avvocato del libero foro.

La CTP ha respinto il ricorso della società ritenendo provata la ritualità della notifica delle cartelle e condannando la resistente al pagamento delle spese di lite

La società ha proposto appello contestando la notifica via pec delle cartelle e con memoria aggiunta ha eccepito, altresì, che l’agente della riscossione non poteva costituirsi in giudizio a mezzo di un avvocato, ma doveva stare in giudizi personalmente con propri funzionari.

La questione

La decisione tratta il tema della ritualità della costituzione in giudizio dell’Agenzia della riscossione che si è avvalsa del ministero dei un avvocato del libero foro.

Al riguardo, mentre nel processo civile è prevista, come regola, la rappresentanza tecnica (art. 82, comma 3, Cpc) e la facoltatività della c.d. assistenza tecnica, quest’ultima è prevista obbligatoriamente nel giudizio tributario.

Infatti l’art. 12 D.Lgs n. 546/1992, così come modificato dal D.Lgs n. 156/2015, recante norme in tema di “Assistenza tecnica” prevede l’obbligo per i contribuenti di farsi assistere in giudizio da un difensore abilitato, fatta eccezione per le controversie tributarie di valore inferiore a tremila euro in cui le parti possono stare in giudizio senza il difensore. Sono abilitati all’assistenza tecnica dinanzi alle CCTT, se iscritti nei relativi albi professionali, gli avvocati, i dottori commercialisti, i ragionieri e i periti commerciali, nonché i consulenti del lavoro e i periti agrari e dottori agronomi per le materie di loro competenza. Inoltre dal 1° gennaio 2016 (data di entrata in vigore del D. Lgs n. 156/15) sono stati inclusi anche i dipendenti dei centri di assistenza fiscale (CAF).

Da ciò consegue che il difensore non rappresenta necessariamente la parte e non opera in nome di questa, essendo sufficiente un mero incarico. A tale riguardo i giudici delle leggi e di legittimità hanno affermato che quanto previsto dall’art. 12 è un semplice incarico di assistenza tecnica (e non anche di rappresentanza) (C.Cost. n. 189/2000; Cass n. 29919/2017).

Nel processo tributario, quindi, non vi è un onere di rappresentanza tecnica e per le parti c.d. private sembra ammessa anche la rappresentanza volontaria solo processuale, mentre, ai sensi del combinato disposto dell’art. 11 D.Lgs n. 546/92 (“Capacità di stare in giudizio”), l’ufficio del Ministero delle finanze può stare in giudizio personalmente, senza poter conferire la rappresentanza volontaria o terzi o a professionisti abilitati al patrocinio.

Tra le categorie dei difensori indicate nel suddetto art. 12 del D.Lgs 546/1992, possono essere abilitati alla rappresentanza ed alla difesa del contribuente – mediante apposita istanza alla Direzione della Giustizia Tributaria, anche gli impiegati delle ex carriere dirigenziali, direttive e di concetto dell’Amministrazione finanziaria e gli ufficiali e i sottufficiali della Guardia di Finanza, collocati a riposo dopo almeno 20 anni di servizio effettivo.

Nel caso di…

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