Atti plurimi e imposta di registro: la posizione della Cassazione in merito all’irretroattività

Per gli atti antecedenti al 1° gennaio 2018 continua a trovare applicazione la disciplina risultante dalla previgente formulazione dell’art. 20 del D.P.R. n. 131/86, così che in presenza di atti plurimi e funzionalmente collegati, l’imposta di registro può essere applicata sulla complessiva operazione

Con la sentenza n. 4407 del 23 febbraio 2018 la Corte di Cassazione ha confermato che per gli atti antecedenti al 1° gennaio 2018 non opera l’art. 1, comma 87, lett. a), L. n. 205/2017 (Legge di Bilancio 2018) ma continua a trovare applicazione la disciplina risultante dalla previgente formulazione dell’art.20 del D.P.R. n.131/86, così che in presenza di atti plurimi e funzionalmente collegati, l’imposta di registro può essere applicata sulla complessiva operazione.

La complessa operazione negoziale realizzata

Con atto registrato il 6 luglio 2006, P. e P. B. contraevano un mutuo di 3.500 mila euro a garanzia del quale concedevano un’ipoteca per 3.150 mila euro su un albergo di loro proprietà denominato “Hotel B.”.

Successivamente, con atto notarile del 18 luglio 2006, registrato il 2 agosto 2006, le suddette signore B. costituivano, insieme alla società Meridiana s.r.l., la società Merinvest s.r.l., il cui capitale sociale, fissato in 100 mila euro, era sottoscritto per 70 mila euro dalla Meridiana s.r.l. e per la restante quota di 30 mila euro dalle signore B. in parti uguali: le suddette signore conferivano alla società l’hotel B. gravato dal mutuo di 3.150mila euro.

In seguito, con scrittura privata autenticata del 27 dicembre 2006, registrata il 2 gennaio 2007, le signore B. cedevano le quote di partecipazione nella società Merinvest alla società Meridiana per il prezzo di 30 mila euro, con la conseguenza che l’intero capitale sociale di quest’ultima società, nel cui patrimonio figurava l’Hotel B. con l’accollo del mutuo ipotecario, veniva detenuta da Meridiana.

Infine, la Merinvest vendeva, con atto registrato, a Le Vele s.r.l., di cui le signore B. erano le uniche socie, una porzione dell’hotel B. in corso di ristrutturazione al prezzo di 2.767.100 euro oltre all’IVA.

L’Agenzia delle Entrate, in data 25 giugno 2008, notificava alla società Meridiana – avvisando altresì le signore B. e la Merinvest s.r.l. – un avviso di rettifica e liquidazione per il recupero di una maggiore imposta di registro dovuta di 220.500 euro, in quanto l’aliquota del 7% doveva essere calcolata sull’importo di 3.180mila euro anziché su 30 mila euro, riqualificando ai sensi dell’art. 20 del D.P.R. n. 131 del 1986, come vendita immobiliare la complessiva operazione economica sopra descritta.

Il pensiero della Corte

Senza entrare nel merito della questione che parla da sola[1], quello che qui preme osservare è che la Corte di Cassazione ha confermato che “non trova applicazione al caso di specie il nuovo testo dell’art. 20 del D.P.R. n. 131 del 1986, come modificato dall’art. 1, comma 87, lett. a), della Legge 27 dicembre 2017, n. 205…. ed entrato in vigore il 1° gennaio 2018”.

I massimi giudici non condividono la tesi della retroattività del nuovo testo dell’art. 20 cit. in quanto gli artt. 10 e 11 delle disposizioni sulla legge in generale prevedono che una norma non ha effetto retroattivo, salvo contraria espressa disposizione (Corte cost. 193 del 2017; nello stesso senso Corte cost. n. 257 del 2017; Cass. 6 ottobre 2017, n. 23424; Cass. 30 maggio 2017, 13597), assente nel caso di specie.

Il principio di tendenziale irretroattività della legge civile è stato affermato anche dalla Corte di Giustizia (Grande Sezione, 6 settembre 2011, C-108/10, § 83) e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo; quest’ultima ha ricondotto tale principio all’art. 6 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (Raffineries greques Stran et Stratis Andreadis c. Grecia, 9 dicembre 1994, § 37-50; Papageorgiou c. Grecia, 22 ottobre 1997, §37; Agrati c. Italia, 8 novembre 2012, §11: quest’ultima sentenza sottolinea altresì che una norma retroattiva si giustifica solo se obbedisce a ragioni imperative di interesse generale)”.

La stessa Corte Costituzionale peraltro si è ripetutamente espressa nel senso che “va riconosciuto carattere interpretativo alle norme che hanno il fine obiettivo di chiarire il senso di norme…

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