Riforma del terzo settore. Il principio di democraticità

il principio di democraticità è una formula organizzativa che esclude la possibilità per i singoli associati, o per un’esigua minoranza, di assumere il controllo dell’attività, avendo riguardo allo scopo non lucrativo dell’ente

La riforma del terzo settore, disciplinata dal D.Lgs n. 117/2017, non è ancora entrata pienamente in vigore. Devono essere ancora approvate alcune disposizioni di attuazione, ed in particolare deve essere ancora istituito il Registro unico nazionale del Terzo settore di cui all’art. 45 del predetto decreto legislativo.

L’iscrizione nel registro rappresenta una condizione essenziale al fine di ottenere la qualificazione di “ente del Terzo settore” (cfr art. 4) e quindi per beneficiare delle agevolazioni fiscali all’uopo previste.

La “riforma” dà concreta attuazione ad un principio estremamente importante riguardante la natura degli enti. Possono convivere nel Registro enti del Terzo settore non commerciali, con gli enti del Terzo settore commerciali. In buona sostanza, secondo il combinato disposto degli art. 79 e 89 del “Codice” è possibile che un ente conservi la predetta qualificazione anche se le attività di cui all’art. 5 sono svolte in forma d’impresa (art. 79, comma 5).  Potrebbe dunque verificarsi che i proventi siano superiori rispetto ai costi e tale circostanza determina l’attribuzione della qualificazione di ente del Terzo settore commerciale. Tuttavia l’ente potrà comunque fruire di alcune (non di tutte) agevolazioni fiscali.

L’irrilevanza dello svolgimento delle predette attività in forma d’impresa, ai fini della conservazione della predetta qualifica e dell’iscrizione nel Registro unico nazionale, si desume anche dal citato art. 89.  La disposizione prevede che ai predetti enti  non si applichi l’art. 149 del TUIR la cui rubrica è “Perdita della qualifica di ente non commerciale”.  La disposizione citata, non applicabile ai soggetti iscritti nel Registro unico nazionale, prevede che l’ente perda la qualifica di ente non commerciale “qualora eserciti prevalentemente attività commerciale per un intero periodo d’imposta”. A tal fine il successivo comma 2 individua alcuni parametri di cui tener conto ai fini della qualificazione commerciale dell’ente.  Ad esempio se si realizza la prevalenza dei ricavi derivanti da attività commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività istituzionali l’ente, che però è rimasto fuori dal Registro unico nazionale (in quanto ha deciso di  non iscriversi) rischia di perdere la predetta qualifica. In tale ipotesi l’Agenzia delle entrate riqualificherà l’ente in questione come un “contribuente commerciale” i cui proventi dovranno essere assoggettai a tassazione.

Diversamente, se l’ente ha ottenuto la qualificazione di soggetto del “Terzo settore” con l’iscrizione nel Registro unico nazionale, la disposizione citata non potrà essere applicata. In linea di principio il legislatore non “ostacola” l’esercizio di attività con modalità commerciali (in forma d’impresa) a condizione, però, che i relativi proventi non siano distribuiti e siano impiegati nel perseguimento delle finalità solidaristiche previste dallo statuto e per lo svolgimento delle attività di cui agli artt. 5 e 6. Tuttavia, la costruzione normativa non intende assicurare all’ente del Terzo settore una “copertura” totale rispetto al’ordinaria attività di accertamento e controlli dell’Agenzia delle entrate. In buona sostanza il legislatore ha semplicemente affermato il principio in base al quale l’esercizio di un’attività in forma d’impresa è di per sé irrilevante e non incide sulla qualificazione dell’ente che resta pur sempre un “soggetto del Terzo settore”. 

Tuttavia le previsioni statutarie devono comunque essere in grado di assicurare l’effettiva attuazione del principio di democraticità. In buona sostanza le previsioni dello statuto non devono consentire ad un ristretto numero di associati di assumere il “controllo” e la gestione dell’ente non commerciale.

Il principio di democraticità è una formula organizzativa che esclude la…

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