Il valore delle perizie nei confronti del fisco

Le attività di natura valutativa (stime e perizie) consistono in un giudizio tecnico, che si sviluppa da un’attività di studio e conduce alla predisposizione di un elaborato finale. Sotto il profilo della responsabilità contrattuale, esse rientrano tra le obbligazioni di mezzi, dando luogo a prestazioni d’opera intellettuale.

La perizia può essere asseverata se il perito (con un’ulteriore dichiarazione apposta nella perizia stessa) ne attesta la certezza dei contenuti, e così facendo risponde penalmente per gli eventuali falsi ideologici e materiali.
La perizia è invece giurata quando, oltre alla dichiarazione che assevera la veridicità del contenuto, riporta in calce il verbale del giuramento di “aver bene e fedelmente adempiuto alle funzioni affidategli al solo scopo di far conoscere la verità”, reso dal perito dinnanzi al cancelliere di un qualsiasi ufficio giudiziario, compreso quello del giudice di pace, ai sensi dell’art. 5 del R.D. 9.10.1922, n. 1366, ovvero dinnanzi a un notaio, ai sensi dell’art. 1, n. 4), del R.D.L. 14.7.1937, n. 1666.
La perizia è, infine, semplice, quando non è né asseverata né giurata.
In seno al processo civile, la perizia costituisce un’allegazione difensiva a contenuto tecnico, mentre nel processo penale ha la natura di un mezzo di prova disposto dal giudice, d’ufficio o su istanza di parte. La perizia deve essere distinta dalla consulenza tecnica, prevista sia nel processo civile sia nel processo penale, nonché dall’accertamento tecnico, previsto nel processo civile.

Nel presente contributo, senza pretesa di esaustività, si cercheranno di inquadrare funzioni, valenza e limiti della perizia nell’ambito delle attività di controllo sostanziale e accertamento poste in essere dall’amministrazione finanziaria, alla luce del successivo contenzioso, come mezzo a disposizione dei contribuenti per far valere la propria posizione, quando entrano in gioco questioni di tipo valutativo.

Perizia vs mutuo

Le perizie entrano in gioco, nella materia tributaria, in quanto consentono di fissare il valore di un bene rispetto all’amministrazione finanziaria ai fini della determinazione delle plus e minusvalenze da cessione.
Inoltre, vi sono ambiti particolari (leggi di rivalutazione; società non operative) nelle quali il valore dei beni acquista un’importanza particolare ai fini dell’accesso a particolari regimi o dell’esclusione di conseguenze fiscalmente svantaggiose.

La Corte di Cassazione ha di volta in volta fornito degli elementi orientativi in materia: in particolare, con la sentenza n. 26279 del 20 dicembre 2016 ha in sostanza affermato che la plusvalenza da cessione di immobili deve essere determinata facendo riferimento al prezzo effettivo di cessione del bene (rilevato, nel caso di specie, dal contratto di mutuo stipulato), e non ad eventuali ipotetici valori, ancorché risultanti da perizie e stime.

Più in particolare, rinviando la sentenza alla CTR per carenza di motivazione, la Corte ha affermato che i giudici di merito non avevano spiegato “le ragioni per le quali, nell’accertamento del prezzo effettivo di vendita di un immobile, una consulenza estimativa, seppur proveniente dalla parte cedente, debba essere preferita al dato emergente dal contratto di mutuo stipulato dall’acquirente, e ciò anche alla luce dell’eccessivo scostamento tra le due diverse valutazioni (la stima dell’immobile fatta dal perito è quasi il doppio di quello risultante dal contratto di mutuo, che invece poco si discosta dal valore OMI) e non abbia neanche considerato (non avendovi fatto alcun cenno) la finalità per la quale quella perizia era stata redatta (stando a quanto sostiene la difesa erariale …, per iscrizione di un’ipoteca da parte della banca mutuante, che già aveva erogato un mutuo per l’acquisto del garage)”.

Valore della perizia vs valore del mutuo

La perizia di stima può anche essere quella effettuata dalla banca ai fini dell’erogazione…

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