Decreto 231 ed applicabilità agli enti no profit del terzo settore

Pubblicato il 18 novembre 2017

la riforma degli enti del terzo settore prevede una maggiore attenzione alla responsabilità amministrativa da reato: in questo articolo analizziamo come il Decreto 231 si applica anche agli enti del Terzo Settore dopo la riforma

Commercialista Telematico | Software fiscali, ebook di approfondimento, formulari e videoconferenze accreditateLa responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e degli enti privi di personalità giuridica

Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 disciplina la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica per fatto dipendente da reato, sia esso commesso da soggetti in posizioni apicali, amministratori e dirigenti, sia da dipendenti, collaboratori o consulenti sotto il loro controllo.

A seguito di accertamento di responsabilità amministrativa dipendenti da reato, l’art 9 del Decreto, prevede l’applicazione di sanzioni pecuniarie ed interdittive, la confisca e la pubblicazione della sentenza.

Di conseguenza, attraverso le sanzioni pecuniarie e la confisca l’ente subisce un danno economico a causa di coloro che, occupando posizioni apicali , hanno tratto vantaggio dalla commissione dell’atto criminoso; attraverso le sanzioni interdittive all’ente incriminato viene impedito l’accesso alle attività con la pubblica amministrazione ed ai sostegni pubblici; attraverso la pubblicazione della sentenza di condanna viene discreditata l’immagine dell’ente evitando che lo stesso possa continuare ad operare illecitamente ed inosservato dall’opinione pubblica. Le sanzioni strettamente penali derivanti da reato restano in capo alle persone fisiche autrici delle stesse, secondo il principio del “societas delinquere non potest”.

La responsabilità amministrativa commessa da soggetti con posizione apicale in seno all’ente insorge solo se ed in quanto:

venga accertata la responsabilità di un soggetto con funzioni direttive o manageriali di un ente ricompreso nel Decreto medesimo;

il fatto criminoso sia ricompreso nell’elenco dei cosiddetti “reati presupposto” contenuti nel Decreto;

l‘ente cui il soggetto appartiene, da tale reato abbia tratto vantaggio.

Ricorrendo le tali condizioni, una volta accertata la responsabilità penale di un soggetto apicale, un ente può essere