Prestazione d’opera occasionale e libretto di famiglia: i sostituti dei voucher

di Antonio Tuzio

Pubblicato il 22 luglio 2017

dedichiamo questo intervento ai contratti sostitutivi dei voucher: prestazione d'opera occasionale e libretto di lavoro. Si tratta di due istituti che impegneranno il mondo del lavoro italiano, che vanno analizzati e approfonditi soprattuto dal punto di vista sanzionatorio, in quanto i nuovi contratti sono più restrittivi dei vecchi voucher

Commercialista_Telematico_Post_1200x628px_StressNel corso del 2017 abbiamo assistito alla lunga e farraginosa discussione politica sul lavoro occasionale e sulla loro permanenza o abolizione.

Sappiamo che lo strumento del voucher contraddistingueva le prestazioni di lavoro subordinato occasionale e che di questo strumento si era fatto un abuso al punto che uno dei sindacati di maggiore diffusione ed importanza aveva promosso un referendum, costringendo il Governo a correre ai ripari abolendo totalmente lo strumento.

Successivamente all'abolizione dei voucher tuttavia sono sorti dei problemi tecnici non indifferenti, in quanto tutta una serie di prestazioni lavorative che vedevano nel voucher la loro naturale identificazione rimanevano senza adeguato strumento regolamentativo, lasciando il fianco a prestazioni irregolari in vari settori di sostanziale rilievo quali l'agricoltura, le attività ricettive, le attività di lavoro familiare, le organizzazioni di eventi culturali o sportive di massa.

Facciamo un breve excursus su questo tipo di prestazione

Per lavoro occasionale si intende una operazione di cessione di beni o una prestazione lavorativa a carattere intellettuale o manuale, sporadica e quindi priva del requisito di abitualità e professionalità richiesto per i soggetti definibili come professionisti, artigiani, piccoli imprenditori. Pertanto questi soggetti rimangono esclusi dall'obbligo di identificarsi professionalmente con l'attribuzione di un numero di partita iva,

Facciamo un esempio:

  • una persona fisica decide una volta di partecipare ad un mercatino dove vende un prodotto che ha in casa o ha realizzato. Nessuna volontà si evince di ripetere l'attività più volte e di intraprenderne un'attività lavorativa. In questo caso stiamo parlando di vendita occasionale di beni. Il soggetto in questione acquisterà un libretto di ricevute non fiscali dove andrà a emettere le ricevute per le operazioni di vendita effettuate, con applicazione di una marca da bollo da € 2,00 quando l'operazione riguardi una cessione di beni del valore superiore ad € 77,47.

altro esempio:

  • un pittore dilettante riceve l'offerta di un acquisto di un suo quadro. Se decide di venderlo egli non acquisisce la qualifica di pittore professionista, eppure con le stesse modalità potrà vendere il quadro richiesto.

Le prestazioni d'opera rientrano nel Titolo III del libro V codice civile all'articolo 2222 infatti si legge: “contratti d'opera, quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo un'opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione, nei confronti di un committente, si applicano le norme di questo capo”.

Quindi il prestatore d'opera non è contraddistinto dalla subordinazione verso nessuno, egli pone in essere liberamente la sua attività nei confronti di un committente senza doversi avvalere della struttura altrui per poterla realizzare, cioè senza continuità e coordinazione.

In questo caso di parla di prestazione occasionale di lavoro autonomo. Per questo tipo di attività non è previsto fiscalmente alcun limite reddituale, ed i redditi determinati nell'anno vengono dichiarati secondo il principio di cassa, catalogati tra i redditi diversi (art.67 c 1 lett. i TUIR).

Il reddito imponibile è determinato dalla differenza tra quanto incassato e le spese nel corso del periodo inerenti, documentate. Sul reddito in oggetto si applica una ritenuta d'acconto del 20%.

Poi abbiamo un'altra tipica forma di lavoro autonomo occasionale: la prestazione resa nell’esercizio diretto dell’attività sportiva dilettantistica. Dal punto di vista civilistico non abbiamo una regolamentazione specifica di settore e non abbiamo una definizione contrattualistica tipica di questo rapporto.

Si intende per esercizio diretto di attività sportivo dilettantistica la formazione, la didattica, la preparazione, l'assistenza di attività sportiva dilettantistica, (ancorché queste attività non siano legate a specifiche manifestazioni sportive);

Si intende inoltre l'attività direttamente svolta per la realizzazione di eventi e manifestazioni sportive dilettantisitiche da parte di atleti dilettanti, allenatori, istruttori, massaggiatori, preparatori atletici o tecnici, arbitri e i giudici di gara, commissari speciali che durante la gara devono visionare o giudicare l’operato degli arbitri, dirigenti dell’associazione o della società sportiva che di solito presenziano direttamente a ciascuna manifestazione consentendone di fatto il regolare funzionamento.

Dal punto di vista fiscale vige l'art.67 del TUIR che cataloga questi compensi tra i redditi diversi, con dovute eccezioni:

  • non concorrono a formare il reddito i compensi fino ad € 7.500;

  • non concorrono i rimborsi spese documentati per vitto, allloggio, viaggi e trasferte effettuate fuori dal territorio comunale di residenza.

Sull'imponibile ottenuto dall'eccedenza tra il totale dei compensi realizzati e la franchigia di € 7.500 si applica una ritenuta d'acconto del 23% ed essa si aggiungono le addizionali regionali e comunali di riferimento.

In realtà