Fare il commercialista è un lavoro fantozziano?

Paolo_Villaggio_Crucified_FantozziLunedì scorso è mancato Paolo Villaggio e per chi è cresciuto nell’Italia degli anni ‘70/’80/’90 la sua figura, soprattutto quella del ragionier Ugo Fantozzi, è stata una figura archetipa: quella dell’impiegato sfruttato e represso, quella dell’italiano medio che vive nelle grandi città non contento del suo stile di vita. Chissà quanti commercialisti si riconoscono in questa descrizione soprattutto oggi che la categoria è in crisi, le scadenze abbondano, il lavoro occupa tempi sempre più ampi e vi sono sempre meno risorse per la famiglia, le ferie, il divertimento…

Oggi in tanti ci sentiamo come il ragioner Ugo Fantozzi, obbligati a svolgere un lavoro burocratico che non reca soddisfazioni, neanche economiche, un lavoro fatto di innumerevoli obblighi, pratiche, invii… Solo che oggi al posto dei timbri abbiamo i PC, internet e la rete… ma un timbro digitale rimane un timbro come quello della megaditta in cui lavorava Fantozzi, anche se apposto tramite PC (e le procedure SOGEI spesso sono complesse e noiose e riescono a ritardare anche gli adempimenti più sciocchi).

Oggi ci sentiamo impiegati del ministero delle Finanze e della burocrazia più in generale: tanta parte del nostro lavoro sembra essere svolta a favore della megaditta chiamata Agenzia delle Entrate e di megadirettori generali che sono estranei al mondo dei loro “impiegati” commercialisti.

Forse è un’impressione, ma riguardando i film di Fantozzi ripassati in tv lunedì sera, mi è sembrato che (al netto delle novità tecnologiche – oggi possiamo vedere la partita anche dal pc in ufficio) le dinamiche del lavoro siano sempre le stesse, con la differenza che i commercialisti (ma anche tanti altri professionisti) non sono più figure privilegiate ma tanti piccoli travet precari che vivono esistenze fantozziane schiacciati fra gli adempimenti burocratici assillanti ed i loro clienti che rispettano poco il lavoro del professionista.

Caro Fantozzi ragionier Ugo, la tua comicità ci mancherà

Lettera Firmata

5 luglio 2017


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