Rottamazione liti pendenti: i capisaldi del condono ed i punti critici

Capisaldi

L’articolo 11 del decreto legge 24 aprile 2017 n.50 (GU Serie Generale n.95 del 24-4-2017 – Suppl. Ordinario n. 20) prevede una nuova cd. chiusura liti, che presenta i seguenti capisaldi.

Rientrano nella nuova definizione agevolata unicamente le controversie tributarie che hanno come controparte l’Agenzia delle Entrate. Restano quindi escluse non solo le liti non tributarie e quelle contro gli enti locali, ma anche le impugnazioni promosse avverso l’agente della riscossione1. Sono escluse le controversie non tributarie, quelle contro gli enti locali, le impugnazioni promosse avverso l’agente della riscossione, tutti i procedimenti che hanno a oggetto dazi, accise, Iva all’importazione e recupero di aiuti di Stato alle imprese.

Definibili le controversie con costituzione in giudizio in primo grado avvenuta entro il 31 dicembre 2016 e per le quali non sia concluso il processo in via definitiva. Non basta dunque la notifica del ricorso, ma è necessario che, entro la suddetta data, vi sia stato anche il deposito dello stesso in Commissione tributaria provinciale.

Sono irrilevanti ai fini della definizione agevolata le pronunce depositate medio tempore. Non si tiene in alcun conto l’evoluzione del giudizio di merito e quindi se lo stesso si sia chiuso a favore o contro il contribuente ancorché in via provvisoria.

Non possono beneficiare dell’abbattimento di legge le controversie per le quali, alla data di presentazione della domanda di definizione , sia intervenuta una pronuncia definitiva.

L’importo dovuto ai fini della definizione comprende l’intero ammontare dei tributi accertati che sia stato oggetto di impugnazione nonché gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo, conteggiati fino al sessantesimo giorno dalla notifica dell’atto impositivo. Il beneficio è pertanto rappresentato dall’azzeramento delle sanzioni e degli interessi di mora2.

Se però la contestazione ha riguardato solo una parte dell’atto impugnato, la definizione non potrà investire la quota resasi definitiva.

Se l’impugnazione aveva a oggetto le sanzioni non collegate al tributo (sanzioni per violazioni di carattere formale) e/o gli interessi di mora, la definizione comporta il pagamento di una cifra pari al 40% dell’importo complessivo. Se la controversia è relativa ai soli interessi di mora o sanzioni non collegate ai tributi, per la definizione è dovuto il 40% degli importi in contestazione. Se, invece, la lite riguarda esclusivamente le sanzioni collegate ai tributi cui si riferiscono, per la definizione non è dovuto alcun importo qualora il rapporto relativo ai tributi sia stato definito anche con modalità diverse dalla definizione delle liti.

Dal quantum da versare, si scomputano le somme già pagate in pendenza di giudizio. Sanzioni e interessi sono azzerati, ma quanto già versato in giudizio non può essere recuperato

La definizione comporta tuttavia la non ripetibilità degli importi già versati, anche se maggiori del costo della sanatoria3.

Per accedere alla definizione, occorre presentare una apposita domanda, entro il 30 settembre 20174 e versare l’intero importo dovuto o la prima rata, pari al 40 % del totale, entro il medesimo termine. II pagamento può avvenire in due modi: pagamento dell’intero ammontare, obbligatorio se non superiore a 2mila euro5, oppure della prima rata, pari al 40% del dovuto .La domanda va presentata entro il 30 settembre e se l’importo è superiore a 2mila euro si può pagare in tre rate: l’80% nel 2017 (40% il 30 settembre e 40% il 30 novembre), il resto entro giugno 20186.

Va presentata una domanda per ogni autonoma controversia, cioè relativa a ciascuno degli atti che vengono impugnati. La domanda è esente dall’imposta di bollo È richiesta una istanza per ciascuna controversia. A tale fine, si considera ogni singolo atto impugnato. Ne deriva che in caso di ricorsi cumulativi, contro più atti, nonché di sentenze …

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