Squadre Investigative comuni e riconoscimento nel territorio europeo dei provvedimenti di sequestro o confisca

Come noto, la crisi economica, la progressiva evoluzione dei sistemi di comunicazione, la libera circolazione di persone, merci e capitali, il diritto di libero stabilimento all’interno del territorio comunitario, lo sviluppo di sofisticate tecniche di investimento, il massiccio ricorso ad internet ed al commercio elettronico mettono inoltre in luce un’ulteriore, fondamentale caratteristica della criminalità economica: la sua dimensione transnazionale, peraltro enfatizzata dal differente quadro legislativo ancora vigente nelle diverse giurisdizioni nazionali e dalla sempre più accentuata propensione ad architettare e ad ideare strutture societarie in Paesi a fiscalità privilegiata.
Ne consegue che, in ambito internazionale, è sempre più sentita la consapevolezza che la lotta al riciclaggio e ad ogni altra forma di illecito economico non possono svolgersi efficacemente nella sola prospettiva nazionale, ma necessitano di un orizzonte di collaborazione più ampio che coinvolga, a livello globale, ogni Stato.
In altre parole, la dimensione transnazionale dei suddetti crimini ha determinato l’esigenza di adottare misure di contrasto di analoga estensione, non essendo a tal fine più sufficiente l’utilizzo di strumenti che esplichino la loro efficacia esclusivamente a livello interno. Di conseguenza, la collaborazione internazionale tra Autorità Giudiziarie e Forze di Polizia è divenuta assolutamente necessaria per contrastare il crimine organizzato ed aggredirne i patrimoni.
Ciò premesso, il Legislatore italiano ha recentemente dato attuazione a specifiche disposizioni comunitarie volte a rafforzare la cooperazione tra le competenti Autorità nazionali, sia tramite la previsione della possibilità di costituire squadre investigative comuni in ordine a determinati contesti criminali di profilo internazionale, sia attraverso l’introduzione di norme concernenti il riconoscimento di provvedimento cautelari nel territorio di altri Stati Membri dell’Unione Europea.
In particolare, si richiama l’attenzione sui seguenti provvedimenti normativi con i quali è stata data attuazione alla legge 9 luglio 2015, n. 114 – legge di delegazione europea 2014:

Decreto Legislativo 15 febbraio 2016 n. 34, con il quale è stata recepita la decisione quadro n. 2002/465/GAI del Consiglio del 13 giugno 2002, disciplinante le citate Squadre Investigative Comuni;

Decreto Legislativo 15 febbraio 2016 n. 35, attuativo della decisione quadro 2003/577/GAI del Consiglio del 22 luglio 2003, inerente l’esecuzione nell’Unione Europea dei provvedimenti di blocco o di sequestro probatorio.

In estrema sintesi, il Decreto Legislativo 15 febbraio 2016 n. 35:

regola l’esecuzione sul territorio di uno Stato membro dell’Unione Europea dei provvedimenti emessi dall’Autorità Giudiziaria di un altro Stato membro che dispongono il blocco o il sequestro di beni; pertanto, ogni Stato membro può, ora, riconoscere ed eseguire nel proprio territorio un provvedimento di blocco o sequestro emesso dall’Autorità Giudiziaria di un altro Paese UE senza la necessità della mediazione di un’autorità centrale;

concerne (in relazione ai reati previsti dall’art. 3) sia per i provvedimenti di blocco o sequestro aventi finalità probatoria sia per quelli finalizzati alla successiva confisca.

Di conseguenza, ai sensi degli artt.11 e 12 del D.Lgs. n. 35/2016:    

l’autorità giudiziaria italiana che, nel corso di un procedimento penale, ha emesso un provvedimento di sequestro probatorio o preventivo il cui oggetto si trova nel territorio di uno Stato membro dell’Unione europea, può richiedere il riconoscimento e l’esecuzione del provvedimento rivolgendosi direttamente all’autorità giudiziaria competente dello Stato di esecuzione;

l’autorità giudiziaria che ha emesso il provvedimento di sequestro lo trasmette alla competente autorità giudiziaria dello Stato di esecuzione, avvalendosi, se del …

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