Limiti e presupposti per autorizzare l’accesso al domicilio del contribuente

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 18 ottobre 2016

analizziamo i poteri di accesso del fisco al domicilio del contribuente: quali sono i presupposti su cui si può concedere questa forma di controllo estremamente invasiva? Quali sono i limiti ai poteri ispettivi del fisco

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8547 del 29.4.2016, è intervenuta su un argomento sempre molto controverso: i limiti e presupposti per l’accesso ai fini di controllo fiscale presso il domicilio del contribuente.

Nel caso di specie la Commissione Tributaria Regionale del Veneto aveva confermato la sentenza di primo grado, che aveva accolto il ricorso proposto dal contribuente, titolare di ditta individuale, avverso avviso di rettifica parziale ai fini IVA per l'anno di imposta 1996.

La Commissione Tributaria Regionale, in particolare, affermava che le operazioni di verifica prodromiche all’accertamento, eseguite presso l'abitazione privata, erano da ritenersi afflitte da illegittimità non sanabile, in considerazione della mancanza di formale autorizzazione scritta all'accesso da parte della Procura della Repubblica.

Aggiungeva il giudice inoltre che i medesimi fatti erano già stati oggetto di valutazione negativa da parte della stessa CTR, con sentenze divenute definitive per mancata impugnazione e facenti quindi stato nel giudizio, in ragione del "giudicato esterno".

L’Agenzia delle Entrate ricorreva quindi per cassazione, denunciando, sul punto in esame, la violazione e falsa applicazione dell'art. 33 del DPR n. 600/1973 e degli artt.52 e 63 del DPR n. 633/1972 e la insufficienza motivazionale in merito alla statuizione con la quale la CTR aveva affermato che la mancanza di autorizzazione da parte della Procura della Repubblica rendeva illegittime le operazioni eseguite durante l'accesso domiciliare.sherlock

Sosteneva infatti la ricorrente che la prescritta autorizzazione era stata acquisita presso la Procura delle Repubblica, come documentato in atti dal processo verbale di accesso domiciliare e dalle note intercorse tra l'Amministrazione finanziaria e la Procura della Repubblica e che la eventuale mancanza della autorizzazione in questione non toccava comunque l'efficacia probatoria dei dati trasmessi, né implicava la invalidità degli atti impositivi adottati sulla scorta degli stessi dati.

La Corte di Cassazione, nel respingere il ricorso dell’Amministrazione, evidenzia però che la censura dell’Agenzia non coglie la ratio decidendi adottata dalla CTR e fondata sulla mancanza della formale autorizzazione "scritta" (rilasciata nel caso di specie per telefono), e non già sulla generica manca