Natura e trattamento fiscale delle cambiali e tempistiche di contabilizzazione

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 30 agosto 2016

a fronte di prestazioni di servizi, con pagamento tramite cambiali a scadenza successiva rispetto alla prestazione ricevuta quando va emessa la fattura? La risposta della Cassazione

dubbioso_immagineLa Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7286 del 13.04.2016, seppur respingendo il ricorso per cassazione in quanto inammissibile (nelle modalità di proposizione del quesito), ha comunque espresso considerazioni utili a comprendere il trattamento fiscale delle cambiali, in particolare sotto il profilo degli obblighi temporali di fatturazione.

Nel caso di specie, la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, con sentenza n. 145/66/09, depositata il 22.06.2009, confermava la sentenza di primo grado, che aveva accolto il ricorso proposto dalla società contribuente avverso avvisi di accertamento per IVA relativi agli anni di imposta 2001 e 2002.

Per entrambi gli anni di imposta era stata contestata la tardiva emissione di fatture relative ad operazioni imponibili, poiché la società, a fronte di prestazioni di determinati servizi, aveva ricevuto in pagamento alcune cambiali a scadenza successiva senza emettere contestuale fattura.

In particolare l'Ufficio riteneva che l’emissione della fattura avrebbe dovuto coincidere con l’emissione delle cambiali, mentre la società l’aveva fatta coincidere con il momento di riscossione delle cambiali, che, a suo avviso, veniva ad individuare il momento del pagamento.

Il giudice di appello giudicava dunque corretto il comportamento della contribuente ed affermava che la cambiale, ad eccezione della ipotesi con "scadenza a vista", non poteva essere considerata uno strumento di pagamento, ma uno strumento di credito rafforzato dalla forma sul piano della garanzia, natura che non veniva mutata dalla circostanza che la cambiale potesse essere "scontata" in banca, in quanto, in caso di inadempimento del debitore, veniva restituita al presentatore.

L’Agenzia delle Entrate proponeva infine ricorso per cassazione, lamentando la violazione degli artt. 6, c. 3, e 21 del DPR n.633