La caparra incassata è soggetta a imposte?

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Va affermata la natura risarcitoria della caparra incassata dal promissario venditore per inadempimento della parte promissaria acquirente nella compravendita di un immobile e, di conseguenza l’assoggettamento ad IRPEF come plusvalenza imponibile. La penale è assoggettabile ad imposizione diretta, in quanto la prestazione principale rimasta ineseguita (cessione dell’immobile) avrebbe costituito reddito ai sensi dell’art. 67, c. 1, del TUIR (Redditi diversi).

La caparra incassata dal contribuente rientra pienamente nella previsione dell’art. 6, c. 2, del TUIR, secondo il quale sono considerati redditi della stessa categoria di quelli perduti “le indennità conseguite a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di diritti”. Con l’introito della penale, sono individuabili, ai fini tributari, una componente risarcitoria della perdita subita ed una componente risarcitoria del mancato guadagno. Quest’ultima, in particolare, è assimilata a reddito, e quindi assoggettata ad imposizione diretta, in quanto surrogatoria del mancato reddito a causa dell’inadempimento dell’altro contraente. Ne consegue che la caparra incamerata, costituendo il risarcimento della perdita di proventi che, per loro natura avrebbero generato redditi tassabili per un soggetto privato, con il conseguimento di una plusvalenza ai sensi dell’art. 67 del TUIR (redditi diversi), deve ritenersi essa stessa soggetta ad IRPEF. Tale assunto è stato statuito dalla Corte di Cassazione con la sentenza del 31 maggio 2016, n. 11307.

Vicenda

Il fisco ha emesso avviso di accertamento, ai fini dell’IRFEF, relativo all’incameramento da parte del contribuente della somma a titolo di caparra penitenziale, convenuta con il preliminare di compravendita (non seguito dalla stipula del definitivo) avente ad oggetto terreni agricoli.

I giudici tributari di merito hanno sancito la legittimità dell’atto di accertamento.

Pronuncia

Gli Ermellini, con la pronuncia citata, hanno respinto il ricorso in cassazione del contribuente sulla base delle seguenti articolate argomentazioni. La caparra penitenziale, convenuta con il preliminare di compravendita, è assoggettabile ad imposizione diretta, in quanto la prestazione principale rimasta ineseguita avrebbe costituito reddito ai sensi dell’art. 67, c. 1, TUIR. Sussiste la tassabilità della caparra in quanto costituisce essa stessa il risarcimento della perdita dei proventi che avrebbero generato redditi tassabili per un soggetto privato, oltreché generare una plusvalenza ai sensi dell’art. 67 cit.. E’ corretto inquadrare la clausola penale nel disposto dell’art. 6, c. 2, TUIR, considerando redditi della stessa categoria “le indennità conseguite a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di diritti“. Ai fini tributari devono considerarsi dunque due componenti: risarcitoria della perdita subita; risarcitoria del mancato guadagno. Quest’ultima viene considerata come reddito e pertanto assoggettata a imposizione diretta.

Imposizione indiretta

La dazione al momento della stipula di un contratto preliminare1, di una somma di denaro2 o di altre cose fungibili può effettuarsi a vario titolo: acconto, caparra penitenziale3 e caparra confirmatoria4.

La definizione della funzione di tale somma riveste, quindi, un’importanza fondamentale ai fini della individuazione della disciplina tributaria a essa applicabile, con particolare riferimento alle imposte indirette, in quanto anche nel caso in cui l’operazione di trasferimento immobiliare è soggetta ad Iva, il trattamento fiscale del preliminare sarà diverso a seconda che preveda il versamento di una somma a titolo di acconto prezzo o di caparra confirmatoria. Il versamento di un acconto prezzo , rappresentando l’anticipazione del corrispettivo pattuito, assume rilevanza ai fini Iva con il conseguente obbligo di emissione della relativa fattura con addebito dell’imposta (CTR Roma 10-04-2015 n.2122 sez. 9).

In tema di IVA,…

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