Sulla prescrizione dei reati tributari

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 3 giugno 2016

secondo i giudici europei, la normativa italiana in tema di prescrizione dei reati può risolversi in un ostacolo all’efficace lotta contro le frodi in materia di Iva, in particolar modo nel settore delle frodi carosello

ct-facebookSecondo i giudici comunitari (sentenza Taricco dell’8 settembre 2016), la normativa italiana in tema di prescrizione dei reati può risolversi in un ostacolo all’efficace lotta contro le frodi in materia di Iva, in modo incompatibile con il diritto dell’Unione, in particolar modo nel settore delle frodi carosello.

Il Tribunale rimettente precisava che, nel caso di specie, nonostante l’interruzione della prescrizione, il termine della stessa non poteva essere prorogato, in applicazione del combinato disposto degli articoli 160, ultimo comma e 161 cp, oltre i sette anni e sei mesi, o, per i promotori dell’associazione per delinquere, oltre gli otto anni e nove mesi, a decorrere dalla data di consumazione dei reati.

Secondo il giudice del rinvio, gli imputati, accusati di aver commesso una frode in materia di Iva per vari milioni di euro, avrebbero dunque potuto beneficiare di un’impunità di fatto dovuta allo scadere del termine di prescrizione.

La durata del procedimento, cumulati tutti i gradi di giudizio, sarebbe, infatti, tale che, in casi complessi di questo tipo, l’impunità di fatto costituirebbe in Italia non un’evenienza rara, ma la norma.

La questione fondamentale è dunque se la normativa nazionale richiamata si risolva in un ostacolo all’efficace lotta contro le frodi in materia di Iva in Italia, in modo incompatibile con la direttiva Iva nonché, più in generale, con il diritto dell’Unione.

Infatti, osserva la Corte, se è pur vero che gli Stati membri dispongono di una libertà di scelta delle sanzioni applicabili, al fine di assicurare la riscossione di tutte le entrate provenienti dall’Iva e tutelare in tal modo gli interessi finanziari dell’Unione, conformemente alle disposizioni della direttiva Iva e all’articolo 325 del Tfue, possono, tuttavia, essere indispensabili sanzioni penali per combattere in modo effettivo e dissuasivo determinate ipotesi di gravi frodi, come la costituzione di un’associazione per delinquere allo scopo di commettere delitti in materia di Iva nonché una frode nella stessa materia per vari milioni di euro.

Ebbene, continua la Corte, dall’ordinanza di rinvio emergeva che le disposizioni nazionali di cui trattasi, introducendo una regola in base alla quale, in caso di interruzione della pr