La prova della presentazione della dichiarazione

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 15806 del 27.07.2015, ha chiarito la disciplina in tema di prova della presentazione della dichiarazione. Nel caso di specie il contribuente aveva impugnato un avviso di rettifica relativo ad indebita detrazione di IVA sugli acquisti.
Secondo l’Ufficio il contribuente, avendo optato per il regime di contabilità semplificata, in base all’art.36 bis DPR n.633/72 che lo esonerava dagli obblighi di fatturazione e registrazione, non avrebbe dovuto operare la detrazione dell’IVA per l’anno in esame.
Il giudice di primo grado accoglieva il ricorso.
Il giudice di appello accoglieva invece l’impugnazione, rilevando che la parte contribuente non aveva assolto l’onere di dimostrare l’invio all’ufficio IVA della dichiarazione di rettifica con la quale era stata revocata l’opzione prevista dall’art.36 bis Dpr n.633/72.
La produzione dell’avviso di spedizione della raccomandata non dava infatti, ad avviso del giudice di merito, alcuna certezza nè del contenuto del plico o dell’atto inviato, nè della ricezione dello stesso.
Era poi onere del contribuente dimostrare che la comunicazione di rettifica fosse effettivamente pervenuta all’ufficio destinatario.
Il contribuente proponeva allora ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo, con il quale deduceva la violazione dell’art.37 DPR n.633 del 1972.
La CTR aveva infatti a suo avviso omesso di considerare che, ai fini della prova della presentazione della dichiarazione, è sufficiente la ricevuta della raccomandata, applicandosi la presunzione di arrivo al destinatario e di conoscenza dell’atto ai sensi dell’art.1335 c.c.
I giudici di legittimità ritenevano fondato il motivo di impugnazione.

Richiamando infatti il contenuto precettivo dell’art.37 commi III e IV Dpr n.633 del 1972, in base al quale “Le dichiarazioni possono anche essere spedite all’ufficio a mezzo di lettera raccomandata e si considerano presentate nel giorno in cui sono consegnate all’ufficio postale, che deve apporre il timbro a calendario anche sulla dichiarazione. La prova della presentazione della dichiarazione che dai protocolli, registri ed atti dell’ufficio non risulti pervenuta non può essere data che mediante la ricevuta dell’ufficio o la ricevuta della raccomandata”, la Suprema Corte evidenzia che, come anche di recente affermato con la sentenza n.991/2015, la prova dell’avvenuta presentazione della dichiarazione fiscale può essere fornita attraverso la ricevuta di spedizione della raccomandata, o altro documento comprovante la data di consegna all’Ufficio postale.
L’avvenuta presentazione della dichiarazione dei redditi è collegata infatti alla mera ricevuta di spedizione e non alla ricezione del relativo plico, non essendo richiesto l’inoltro con avviso di ricevimento.
Viene poi anche evidenziato che, stante la presunzione di normale recapito a cura del servizio postale universale, spetta alla parte pubblica dimostrare il mancato recapito per causa addebitabile al mittente, attraverso opportune ricerche anche postali, non bastando il dato della semplice assenza della dichiarazione nella banca dati dell’anagrafe tributaria (conf. Cass. n.21896/2013, n22 l 33/2004, Cass. n. 8649/2006, Cass.n.758/2006, Cass. n. 10536/2003 e Cass.10284/2001).
Il giudice di secondo grado, pertanto, non avendo ritenuto raggiunta dalla parte contribuente la prova dell’invio all’Ufficio della dichiarazione di rettifica e ritenendo insufficiente la matrice attestante l’invio della raccomandata, non si era conformato ai principi sopra indicati.
La ratio è quella di tutelare il contribuente dalle conseguenze negative derivanti da una (incolpevole) ricezione tardiva (o mancata ricezione) della dichiarazione da parte dell’Ufficio, mediante l’equiparazione della spedizione all’effettiva conoscenza da parte dell’Amministrazione, in deroga pertanto al principio recettizio che caratterizza in via generale tutti i procedimenti amministrativi.
Al contribuente “…

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