Per ottenere la liquidazione delle spese processuali la nota spese deve essere allegata al fascicolo di parte nel momento del passaggio in decisione della causa

In tema di liquidazione delle spese processuali, la parte che contesta la sentenza di primo grado deve allegare all’appello la nota spese per rideterminare il compenso da liquidare all’avvocato o commercialista.
Il principio è contenuto nella sentenza n. 21719/2015 della Cassazione da cui emerge che se la nota spese non è allegata all’appello, ma solo richiamata per relationem con rinvio al documento depositato, l’appello stesso non è invalido.
Le spese processuali sono liquidate dietro presentazione, da parte del difensore, della nota spese ai sensi dell’articolo 75 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile.
Tale disposizione stabilisce che il difensore deve allegare la nota spese al fascicolo di parte nel momento del passaggio in decisione della causa, indicando in modo “distinto e specifico”, evidenziando gli onorari e le spese sostenute in relazione agli articoli della tariffa professionale, in considerazione del grado di complessità della lite e del suo valore economico; le spese anticipate per eventuali consulenze tecniche richieste nel corso del giudizio.
Il termine entro cui la nota spese può essere depositata è quello del passaggio in decisione della controversia, ovvero se la causa è trattata in camera di consiglio entro cinque giorni liberi prima dell’udienza, mentre se è trattata in udienza pubblica, entro la fine dell’udienza stessa.
E’ bene ricordare che la nota spese non costituisce un documento ma un atto defensionale, atteso che non ha rilevanza ai fini della risoluzione della controversia e non deve essere portato a conoscenza della parte ma solo del giudice.
Fattispecie
In una controversia tra una società e la rispettiva compagnia per un sinistro stradale, la prima, avendo vinto il primo grado, ha eccepito l’illegittima liquidazione delle spese processuali, con esclusivo riferimento ai diritti di avvocato. Il Tribunale adito ha dichiarato inammissibile l’appello per assenza dei motivi di appello.
La società che ha proposto ricorso per Cassazione ha eccepito, denunciando la presunta violazione dell’art. 342 c.c., che il giudice di prime cura ha liquidato in modo illegittimo e in misura incongrua le spese giudiziali e che il Tribunale ha poi dichiarato inammissibile l’appello.
La ricorrente ha sostenuto di aver allegato all’atto d’appello la nota spese, riportandosi a tale nota per la rideterminazione dei compensi. D’altro canto la stessa società non avrebbe potuto agire in altro modo, non essendo a conoscenza delle voci che il giudice di pace aveva ritenuto di escludere dal relativo elenco analitico.

La Suprema Corte ha ritenuto che in tema di liquidazione delle spese processuali, la parte che censura la sentenza di primo grado relativamente alle spese di giudizio, deve fornire al giudice dì appello gli elementi da cui poter rideterminare il compenso dovuto al professionista, indicando in modo specifico, gli importi e le singole voci riportate nella nota spese prodotta in primo grado, in quanto deve escludersi che tali indicazioni possano essere desunte da note o memorie illustrative presentate successivamente, la cui funzione è solo quella di chiarire le censure formulate (cfr. Cass. nn. 8067/2011 e n. 16149/2009)
I giudici di legittimità hanno affermato che nella fattispecie in esame hanno dichiarato l’inammissibilità dell’appello, non perché le indicazioni circa la rideterminazione del compenso erano state fornite in una nota successiva all’appello stesso, ma perché erano indicate nella nota allegata all’atto e da esso richiamato, facendo ricorso ad una impropria applicazione del criterio di autosufficienza.
Alla luce di quanto sopra, la Corte ha accolto il ricorso della società rinviando la causa al Tribunale, in altra composizione.
Considerazioni finali
Il fatto che il legislatore non abbia introdotto nel processo tributario una disposizione analoga a quella dell’art. 75, non significa che tale norma non…

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