Comunicazione di anomalia IVA: come comportarsi per non perdere il credito?

Sono in arrivo 65.000 lettere del Fisco con l’intento di segnalare ai contribuenti la mancata presentazione della dichiarazione Iva annuale, o la presentazione del modello con la compilazione del solo quadro VA (con l’indicazione del codice Ateco 2007).
Questa volta l’indicazione risulterà molto gradita in quanto sarà utile per evitare il disconoscimento del credito Iva, eventualmente da riportare nella dichiarazione Iva annuale relativa al periodo di imposta successivo rispetto a quello interessato dall’omissione. La comunicazione preventiva rafforza, anche in questo caso, la strategia del Fisco che risulta completamente modificata rispetto ad un passato neppure troppo lontano. Il legislatore ha inteso impedire, laddove possibile, la formazione di nuovo contenzioso ed allora la legge di Stabilità dello scorso anno ha chiesto al Fisco di mettere a disposizione dei contribuenti i dati relativi ad eventuali “anomalie” riscontrate. Lo scopo è quello di consentire ai contribuenti di porre rimedio ad eventuali errori commessi anche con le modifiche normative intervenute in materia di ravvedimento operoso. In questo modo l’Agenzia delle entrate potrà concentrare i propri sforzi non sugli errori commessi in buona fede, ma contrastando con maggiore efficacia l’evasione fiscale.

L’Agenzia delle entrate ha messo a disposizione dei contribuenti le informazioni da verificare per regolarizzare la propria posizione con le sanzioni ridotte fruendo del ravvedimento operoso (Provvedimento direttoriale 137937/2015 del 29 ottobre 2015).
Le comunicazioni di “anomalia” sono effettuate direttamente nei confronti dei contribuenti. Le modalità sono indicate al punto 2 del citato provvedimento direttoriale. Il messaggio di anomalia sarà destinato agli indirizzi di posta elettronica certificata dei contribuenti. In alternativa le comunicazioni saranno inviate “per posta ordinaria” nei casi di indirizzo PEC non attivo o non registrato nel pubblico elenco denominato Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INI – PEC), istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Al punto 2 del provvedimento non sono menzionati gli intermediari che hanno trasmesso le dichiarazioni in quanto incaricati dai contribuenti.
Il punto 5 del Provvedimento ricorda che l’omissione può essere regolarizzata fruendo del ravvedimento operoso entro 90 giorni dalla scadenza del termine previsto per l’invio del Modello di dichiarazione, quindi decorrenti dal 30 settembre 2015. Decorso tale termine la dichiarazione si considererà omessa e non sarà più regolarizzabile. Ciò in quanto la possibilità di fruire del ravvedimento operoso richiede che la dichiarazione oggetto di rettifica sia stata presentata anche tardivamente, ma non oltre il predetto termine di 90 giorni.
Il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate ricorda ai contribuenti che il ravvedimento operoso è possibile “a prescindere dalla circostanza che la violazione sia già stata constatata” ovvero che siano iniziati accessi, ispezioni e verifiche o altre attività amministrative di controllo, delle quali i soggetti interessati abbiano avuto formale conoscenza”. In buona sostanza, anche se la mancata presentazione della dichiarazione Iva annuale è stata riscontrata dall’Agenzia delle entrate e successivamente comunicata con un messaggio di posta elettronica certificata, il contribuente potrà ancora regolarizzare l’omissione tramite il ravvedimento operoso. In passato, invece, il semplice avvio di una mera attività di controllo avrebbe impedito al contribuente la regolarizzazione dell’operazione.

Il ravvedimento operoso non è possibile, ricorda l’Agenzia delle entrate, solo laddove il contribuente abbia ricevuto la formale notifica di un atto di liquidazione, di irrogazione delle sanzioni o, in generale, di accertamento. Il ravvedimento non è possibile neppure nel caso in cui il contribuente abbia …

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