Il meccanismo dello split payment: altri chiarimenti dall'Agenzia delle entrate

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare Ministeriale n.15/E del 13 aprile 2015, interviene nuovamente in tema di “split payment” affrontando altri dubbi applicativi dopo i chiarimenti già forniti con la C.M. 1/E/2015 e 6/E/2015.

La nuova circolare fornisce ulteriori chiarimenti in relazione al meccanismo di cui all’art. 17-ter del DPR 633/72:

  • sono stati raggruppati nella categoria degli Enti pubblici interessati, anche quelli qualificabili “come loro immediata e diretta espressione” (esclusi CONI e Banca d’Italia);

  • è stata introdotta una esclusione soggettiva per i regimi speciali Iva (tra cui le associazioni in regime agevolato L. 398/91);

  • viene chiarito il trattamento da riservare alle note di variazione (in aumento e diminuzione)

  • è confermata l’esclusione dallo split payment per le operazioni documentate da scontrini, ricevute fiscali e da fattura semplificata;

  • è stato chiarito che in presenza di un acquisto “promiscuo” di una operazione soggetta a reverse charge, l’Ente pubblico deve comunicare al fornitore la quota parte del bene/servizio destinato alla sfera commerciale alla quale applicare il reverse, alternativo allo split payment.

 

Ambito soggettivo

Tra i soggetti interessati vanno ricompresi, oltre agli enti espressamente elencati nell’art. 17-ter, anche i soggetti pubblici che siano “assimilabili” ai soggetti di cui all’art. 17-ter, in quanto qualificabili come “loro immediata e diretta espressione”.

A tal fine, l’Agenzia richiama l’elencazione contenuta nella CM 1/2015 e quindi:

a) Stato e altri soggetti qualificabili come organi dello Stato, ancorché dotati di autonoma personalità giuridica (esempio: le istituzioni scolastiche e le istituzioni per l’alta formazione artistica, musicale e coreutica – AFAM);

b) Enti pubblici territoriali (Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane) e consorzi tra essi costituiti ai sensi dell’art. 31, TUEL di cui al D.Lgs. n. 267/2000 e le Comunità montane, Comunità isolane e Unioni di Comuni;

c) CCIAA, sono ricomprese anche le Unioni regionali delle CCIAA alle quali è obbligatoria l’adesione in forza della Riforma di cui al D.Lgs. 23/2010 ;

d) Istituti universitari;

e) Aziende sanitarie locali, ivi inclusi gli enti pubblici che alcune Regioni hanno costituito per subentrare ai soggetti del SSN (ASL ed enti ospedalieri) nell’esercizio di una pluralità di funzioni tecnico-amministrative;

f) Enti ospedalieri, ad eccezione degli Enti ecclesiastici che esercitano assistenza ospedaliera, i quali, ancorché dotati di personalità giuridica, operano in regime di diritto privato;

g) Enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico (IRCCS);

h) Enti pubblici di assistenza e beneficenza, ossia, Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB) e Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASP) i) Enti pubblici di previdenza (INPS, Fondi pubblici di previdenza).

Tra gli enti “assimilabili” agli enti pubblici di cui sopra, secondo l’Agenzia vi sono anche i Commissari delegati per la ricostruzione a seguito di eventi calamitosi che gestiscono fondi di apposite contabilità speciali, qualificabili come organi dello Stato i “BIM” , in quanto consorzi tra Enti locali obbligatori ai sensi della Legge n. 959/53 e i Consorzi interuniversitari costituiti “per il perseguimento di finalità istituzionali comuni alle università consorziate” (art. 91, DPR 382/80).

Soggetti esclusi

L’Agenzia ribadisce che la disciplina dello split payment non trova applicazione per:

a) gli Enti previdenziali privati o privatizzati, in quanto la natura pubblica costituisce requisito indispensabile per l’applicazione del metodo in esame;

b) gli Enti pubblici non economici, autonomi rispetto alla struttura statale, che perseguono fini propri, ancorché di interesse generale, e quindi non riconducibili in alcuna delle tipologie soggettive annoverate dalla norma in commento;

c) le aziende speciali incluse quelle delle CCIAA e gli Enti pubblici…

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