L'avviso di rettifica ha il carattere di provocatio ad opponendum

Con la sentenza n. 23551 del 5 novembre 2014 (ud 23 settembre 2014) la Corte di Cassazione ha confermato “che l’avviso di rettifica ai fini IVA – che ha carattere di ‘provocatio ad opponendum’ e soddisfa l’obbligo di motivazione, ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 56, ogni qualvolta l’Amministrazione abbia posto il contribuente in grado di conoscere la pretesa tributaria nei suoi elementi essenziali e, quindi, di contestarne efficacemente l”an’ ed il ‘quantum debeatur’ – deve ritenersi correttamente motivato ove faccia riferimento ad un processo verbale di constatazione della Guardia di Finanza regolarmente notificato o consegnato all’intimato”.

Pertanto, “l’Amministrazione finanziaria non è tenuta ad includere, nell’avviso di accertamento notizia delle prove poste a fondamento del verificarsi di taluni fatti, nè di riportarne, sia pur sinteticamente, il contenuto (Cass. 2462/2007; 7360/2011), considerata la fede privilegiata attribuibile, ai sensi dell’art. 2700 c.c., al processo verbale di constatazione, redatto dalla Guardia di finanza o dagli altri organi di controllo fiscale, quanto ai fatti in esso descritti (Cass. 2949/2006; 15191/2014). Sicchè il modus operandi della CTR, che ha posto a base della decisione gli elementi risultanti dal suddetto verbale, non può ritenersi censurabile”.

Breve nota

La teoria dell’accertamento come procedimento trova ragion d’essere nella sua funzionalità di collegare fra loro la pluralità di atti dell’amministrazione e del contribuente, e in ragione della sua idoneità a tutelare lo stesso contribuente, consentendo l’impugnazione dell’atto finale anche per i vizi intermedi.

L’espressione “procedimento d’accertamento” sta ad indicare una sequenza di atti legislativamente imposti (il più importante è la dichiarazione del contribuente), cui segue l’attiva di controllo e si conclude con l’emanazione di un atto di accertamento (o con l’eventuale archiviazione).

Tale atto, secondo la dottrina maggioritaria, ha natura di provvedimento amministrativo, dotato del carattere dell’autoritatività, ovverosia dell’idoneità ad incidere unilateralmente sulle situazioni giuridiche soggettive dei contribuenti.

L’atto (o avviso) di accertamento tributario può pertanto essere definito come l’atto emanato dall’Agenzia delle Entrate, in rettifica della dichiarazione del contribuente o d’ufficio (nel caso di mancanza di quest’ultima), col quale l’Amministrazione finanziaria civile determina l’effettiva capacità contributiva del contribuente, sulla base degli elementi in proprio possesso, fissandola in via autoritativa.

Terminata l’attività di controllo, che ha permesso di acquisire gli elementi che dimostrino l’infedeltà della dichiarazione, ha inizio la vera e propria procedura dell’accertamento, che consiste nella determinazione autoritativa della base imponibile e dell’imposta corrispondente, che sfocia nella emissione di un avviso di accertamento (nell’ipotesi di assenza di dichiarazione) o di rettifica (in presenza di dichiarazione), che, ove non condiviso dal contribuente, va tempestivamente impugnato, in quanto, diversamente, il debito d’imposta indicato diviene definitivo, consentendone anche la riscossione coattiva.

Il procedimento amministrativo di accertamento si articola in quattro fasi principali:

  • fase d’iniziativa (selezione dei soggetti da sottoporre a controllo e acquisizione degli elementi fiscalmente rilevanti);

  • fase istruttoria (valutazione dei singoli dati rilevanti ai fini dell’emanazione del provvedimento finale);

  • fase decisoria (determinazione del contenuto dell’atto da adottare e formazione ed emanazione dello stesso);

  • fase integrativa dell’efficacia (notificazione dell’atto al contribuente, dato che l’avviso di accertamento è un attorecettizio, che deve essere portato a conoscenza dei destinatari per esplicare i propri effetti giuridici).

L’art. 42 del D.P.R. 29.9.1973, n. 600, ai fini delle imposte dirette, prescrive, a pena di nullità,…

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