La legge di stabilità per gli enti locali (seconda parte)

di Fabio Federici

Pubblicato il 14 gennaio 2015

in questa seconda parte della nostra rassegna sulla Legge di Stabilità approfondiamo tutte le novità che investono il patto di stabilità interno per il 2015

 

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Patto di stabilità 2015

La Legge di stabilità allenta decisamente per il 2015 il Patto di stabilità interno delle autonomie locali.

Il comma 489 presenta sì un aggiornamento della base di calcolo per gli anni dal 2015 al 2018 alla media di spesa del triennio 2010-2012 (in precedenza era il 2009-2011), ma apporta anche una forte riduzione delle percentuali utilizzate per calcolare gli obiettivi di Patto dei singoli enti, che per tutti i Comuni scendono al 8,60% (in precedenza era il 14,07%) per il 2015 e all'9,15% (dal previgente 14,62%) per gli anni dal 2016 al 2018. Per le Province le percentuali passano invece dal 19,25% al 17,20% per l'anno 2015 e dal 20,05% al 18,03% per gli anni dal 2016 al 2018.

Il comma 489 della Legge di stabilità lascia aperta la possibilità che con Decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze, da adottare previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali entro il prossimo 31 gennaio 2015, vengano rideterminate le percentuali da applicare alla spesa corrente media 2010-2012 per il calcolo dei saldi obiettivo di ciascun ente locale, rilevanti ai fini del Patto di stabilità interno per gli anni 2015-2017, fermo comunque restando l’obiettivo complessivo del comparto delle autonomie locali.



Accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità

Il comma 490 include a partire dal 2015 nel computo del saldo di competenza mista rilevante ai fini della valutazione del rispetto del Patto di stabilità anche gli stanziamenti di competenza del Fondo crediti di dubbia esigibilità, che saranno effettuati nel corso del 2015 in base al nuovo principio della contabilità finanziaria rafforzata che dovrà essere applicato dalla generalità delle autonomie locali a partire dal 1° gennaio 2015. Si sottolinea che la disposizione in esame potrebbe creare non poche difficoltà di conseguimento degli obiettivi di Patto assegnato per il 2015 in tutte quelle realtà locali contraddistinte da bilanci appesantiti da crediti di dubbia esigibilità di importo ingente. In questi enti il consistente accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità, che occorrerebbe effettuare in adempimento ai nuovi principi contabili dell’armonizzazioni, potrebbe rivelarsi essere alquanto penalizzante ai fini del calcolo del saldo di competenza mista. Alla luce di questi elementi di criticità si può comprendere la ratio dell’abbassamento degli importi delle somme da accantonare al Fondo crediti di dubbia esigibilità introdotto dal comma 509, di cui parleremo in seguito.

Il secondo periodo del comma 490 apre inoltre all’eventualità che, sulla base dei valori relativi agli accantonamenti effettuati sul Fondo crediti di dubbia esigibilità per l'anno 2015 acquisiti con specifico monitoraggio, le percentuali obiettivo del Patto per l'anno 2015, possano essere modificate. A decorrere dall'anno 2016, le percentuali obiettivo vanno rideterminate tenendo conto in ogni caso anche del valore degli accantonamenti effettuati sul Fondo crediti di dubbia esigibilità nell'anno precedente.



Soppressione dei meccanismi di “virtuosità” ex D.L. n. 98/2011

Il comma 492 sospende a decorrere dall’anno 2015 l’applicazione del meccanismo di “virtuosità” disciplinato dall’articolo 20, commi 2, 2-bis e 3 del D.L. n. 98/2011, convertito dalla Legge n. 111/2011 (cosiddetta Manovra d’estate 2011), che attribuiva ad un gruppo di enti valutati come “virtuosi” secondo un determinato elenco di criteri, allentamenti degli obiettivi di bilancio da conseguire ai fini del rispetto del Patto di stabilità, che a loro volta determinavano un automatico incremento degli obiettivi di Patto posti a carico degli enti “non virtuosi”.

La sospensione sine die del meccanismo di virtuosità, che invero sinora non era mai stato applicato nella sua versione definitiva, va letta nell’ottica promossa dal Legislatore di un progressivo superamento della logica del Patto di stabilità e di un’evoluzione dei criteri di riparto dei trasferimenti verso le amministrazioni locali maggiormente orientati verso i parametri dei fabbisogni e delle capacità fiscali standard (in teoria meno grossolani rispetto ai criteri di “virtuosità” utilizzati nelle precedenti versioni del meccanismo e spesso in passato oggetto di accese critiche da parte degli addetti ai lavori).



Edilizia scolastica e Patto di stabilità di Province e Città Metropolitane

Il comma 467 modifica l’articolo 31 della Legge n. 183/2011 (Legge di stabilità 2012) escludendo dal computo del saldo finanziario rilevante ai fini della verifica del rispetto del Patto di stabilità interno per gli anni 2015 e 2016 le spese sostenute dalle Province e dalle Città metropolitane in tali anni per interventi di edilizia scolastica. L'esclusione opera nel limite massimo di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016.

L’individuazione degli enti beneficiari dell'esclusione e dell'importo per ciascun ente delle spese di edilizia scolastica escluse è affidata ad un DPCM da emanare entro il 1° marzo 2015, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali.



Patto verticale incentivato

Nell’ambito degli strumenti volti a favorire una maggiore flessibilità nella modulazione degli obiettivi di finanza pubblica da parte degli enti territoriali, i commi da 484 a 488 della Legge di stabilità ripropongono anche per il 2015 la disciplina del cosiddetto Patto verticale incentivato.

La versione per il 2015 dell’istituto, introdotto dalla Legge di stabilità 2013, prevede l’attribuzione di un contributo, dell’importo pari ad un miliardo di euro (finanziato dalla decurtazione della disponibilità in conto residui del Fondo per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti delle Regioni e degli enti locali ex articolo 1, comma 10 del D.L. n. 35/2013), in favore delle Regioni. Le Regioni a loro volta utilizzeranno le risorse ricevute nel pagamento dei propri debiti, impegnandosi a girare propri spazi finanziari valevoli ai fini della verifica del rispetto del Patto d