Il PVC non è atto impugnabile, è però definibile in via breve

il processo verbale di constatazione è l’atto in cui si condensano le risultanze degli accessi nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, agricole, artistiche o professionali, finalizzati a “…ispezioni documentali, verificazioni e ricerche e ad ogni altra rilevazione ritenuta utile per l’accertamento dell’imposta e per la repressione dell’evasione e delle altre violazioni…”, da parte di funzionari (civili o militari) dell’amministrazione finanziaria, e/o muniti di apposita autorizzazione…

Con la sentenza n. 1821 del 14 aprile 2014 (ud 2 luglio 2013) il Consiglio di Stato ha confermato che il p.v.c. non è atto autonomamente impugnabile. Si tratta, infatti, di un atto “privo di contenuto ed effettiprovvedimentali, dal quale può eventualmente scaturire l’emanazione di unaccertamento tributario, privo pero ex se di effetti tributari e diefficacia lesiva, e in quanto tale, appunto, non impugnabile in via direttae autonoma dinanzi alle commissioni tributarie, secondo giurisprudenzaaffatto pacifica (Cass. civile, Sez. Trib., 29 maggio 2006, n. 12789; id.,20 gennaio 2004, n. 787, che rileva come esso sia atto endoprocedimentale,sfornito di rilevanza giuridica esterna e di valore impositivo; id., 30ottobre 2002, n. 15305, che ha altresì negato che la non impugnabilità – daescludere ai sensi del previgente art. 16 del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 636,e ora dell’art. 19 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 – configuri profilid’illegittimità costituzionale)”.

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