Se il Fisco impugna la richiesta di autotutela

di Enzo Di Giacomo

Pubblicato il 26 giugno 2014

è inammissibile l’atto con cui il Fisco si oppone all’istanza proposta in via di autotutela all’annullamento dell’atto impositivo in quanto l'autotutela è un potere discrezionale

E’ inammissibile l’atto con cui l’ufficio finanziario si oppone all’istanza proposta in via di autotutela all’annullamento (Allegato 1) dell’atto impositivo in quanto trattasi di attività discrezionale.

Tale principio è contenuto nella sent. n. 2620/2014 emessa dalla CTR di Roma da cui emerge che il contribuente che chiede l’annullamento dell’atto in via di autotutela è tenuto a dimostrare un interesse generale dell’amministrazione al ritiro dell’atto.

L’autotutela è il potere-dovere di correggere o eliminare, su propria iniziativa o su istanza del soggetto che ne ha interesse, gli atti già posti in essere, che, tuttavia, possono risultare illegittimi o infondati ad un successivo esame. E’ indubbio che l’applicazione dell’istituto in esame determina ad una riduzione del contenzioso tributario, con relativo risparmio delle spese di soccombenza e miglioramento dei rapporti tra amministrazione e contribuenti.

Premesso che in ambito tributario l’autotutela è disciplinata dall’art. 2-quater del D.L. 564/1994, a cui è stata data attuazione con il D.M. 37/1997, la stessa è esercitabile dall’ufficio mediante l’annullamento, la revoca dell’atto, la riforma o la correzione di errore materiale presente nell’atto.

Nel caso di specie una società cooperativa ha impugnato il rigetto dell’istanza di autotutela presentata in relazione ad una cartella di pagamento. La CTP ha accolto parzialmente il ricorso annullando gli interessi richiesti per i ritardati pagamenti, e, conseguentemente l’ufficio ha proposto appello.

I giudici della CTR hanno ritenuto fondato l’appello affermando l’inammissibilità del ricorso giur