Le strutture sanitarie private devono certificare i compensi dei collaboratori

di Sandro Cerato - Il Caso del Giorno

Pubblicato il 12 aprile 2014

le strutture sanitarie private, entro il prossimo 30 aprile, hanno l'obbligo di comunicare l’ammontare complessivo dei compensi riscossi nell’anno precedente per l’attività prestata da medici e paramedici

L’art. 1, commi 38-42 della L. n. 296/2006 (Finanziaria 2007) ha introdotto, a partire dall’01.03.2007, una particolare disciplina per la riscossione dei compensi dovuti per le attività di lavoro autonomo mediche e paramediche svolte nell’ambito delle strutture sanitarie private al fine di favorire la tracciabilità e la trasparenza dei pagamenti. Più precisamente, in capo alle strutture sanitarie, ricorrono i seguenti obblighi:

  • incassare il compenso in nome e per conto del professionista e riversarlo a quest’ultimo;

  • annotare nella propria contabilità o in un apposito registro, il compenso incassato per ciascuna prestazione di lavoro autonomo resa nell’ambito della struttura;

  • comunicare in via telematica, all’Agenzia delle Entrate, l’ammontare complessivo dei compensi riscossi per ciascun professionista, utilizzando l’apposito mod. “SSP” da trasmettere entro il 30 aprile di ciascun anno con riferimento ai compensi corrisposti nell’anno precedente.

Brevemente si ricorda che, gli obblighi in argomento gravano in capo alle “strutture sanitarie private” che ospitano, mettono a disposizione, ovvero concedono in affitto ai professionisti, per l’esercizio di attività di lavoro autonomo mediche e paramediche, i locali della struttura aziendale In particolare, per “strutture sanitarie private” si intendono “le società, gli istituti, le associazioni, i centri medici e diagnostici e ogni altro ente o soggetto privato, con o senza scopo di lucro, che operano nel settore dei servizi sanitari e veterinari, nonché ogni altra struttura in qualsiasi forma organizzat